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l'Apologeta...sanzionami questo... PER I VIGLIACCHI NON SI PAGA UNA CARTUCCIATardiva lettera di risposta all'interessante recensione degli Italiani ad opera di Dacia Valent del 1 ottobre 2008.
Buonasera.
Ahimé!, solo oggi leggo quel che avete scritto in un giorno poco lontano in cui dovevate sentirvi molto illuminata. Ebbene come voi vi permettete di insultare me senza conoscermi, così io mi concedo il diritto di difendere me, la mia Nazione, la mia razza, i miei Ideali e, non ultima, la mia Religione. La mia difesa non si baserà assolutamente su una mera risposta ai vostri insulti, 'ché significherebbe mettermi ad un livello più basso della cacca che calpesto per strada - il vostro - ma sulla dimostrazione della vostra inadeguatezza al contesto sociale in cui viviamo, nella vostra consapevolezza di ciò e nella conseguente invidia. Il resto lo abbiamo letto.
Anzi tutto è bene che io vi dica che sono un ragazzo ventenne dalla fervida fantasia, conseguentemente non avrei molte difficoltà a tirare fuori una valanga di insulti razzisti come voi fate. Anzi, sono decisamente un maestro in questo e devo dire che mi spiace non poco di essermi posto questo freno. Ma questa è la condanna delle persone che, a differenza di voi, possono argomentare quel che dicono: non possono concedersi sfoghi gratuiti. A differenza di voi.
Capisco bene le vostre ragioni ed anzi in parte vi giustifico. Leggendo qualcosa qui e là sul vostro conto e in ispecie sulla vostra invidiabile carriera politica, basata soprattutto sulla coerenza,immagino che avrete più e più volte tentato di entrare nel "grande fratello" o di metter piede su "l'isola dei famosi" o in uno di questi preoccupanti fenomeni culturali che ci perseguitano. Mi spiace che vi abbiano scartata ovunque, si vede che non vi hanno ritenuto ad un adeguato livello di civilizzazione e presentabilità rispetto ai "signori" che passano le selezioni fino ad apparire in video. Quindi, conscia del fatto che nessuno avrebbe mai avuto la voglia di filarvi, avete scelto lo strumento più classico tra quelli usati dagli arrampicatori sociali di ogni specie: lo scandalo. Efficace, ma evidentemente non così tanto, dato che è occorso più di un mese acché io, personaggio medio nell'Italia contemporanea, potessi apprendere le vostre prodezze.
Avrei voluto utilizzare, per consuetudine, la dizione "cacarvi" anzi che "filarvi", ma ho preferito evitare per non concedervi l'equivoco che io volessi usare tale espressione comune col malizioso fine di paragonare il colore della vostra pelle con quello della volgare cacca. Giammai!
Ma se invece lo avessi fatto? E se magari lo avessi fatto di proposito? Magari in pubblico? Se vi avessi risposto, forzando i miei pensieri col fine di offendervi, limitandomi a dire che non avete diritto di parola perché siete solo una lurida negra importata per soddisfare i nostri bianchi augelli? Quanto tempo sarebbe stato necessario per ritrovarmi i carabinieri fuori dalla porta e venire processato per reati in materia di razzismo? Io credo ben poco...
Certo, per voi la questione è diversa: in fondo siete solo una negra di dubbie origini in un paese di bianchi civilizzati dominati dal mito del "politically correct". E' logico che voi abbiate il diritto di ricoprirci gratuitamente di insulti senza rischiare di incorrere in alcuna sanzione, mentre chi osi toccarvi sarebbe destinato a sopperire sotto la pesante mano della Giustizia. Questo sì che si chiama coraggio.
Ovviamente immagino che se dovessi io recarmi in un paese di quegli dal quale provenite anche io avrei lo stesso trattamento di riguardo. Spero, almeno. Sempre che non mi ritrovi impalato a cuocere sotto il sole perchè porto con me un Vangelo, quel Libricino che voi temete e disprezzate tanto.
Quel Libricino per cui voi potete permettervi di venire a casa mia e di insultare me, la mia Nazione, la mia Cultura e la mia Religione. Quel Libricino per cui potete farlo pubblicamente e da cittadina (mi piange il cuore a scriverlo di voi) libera. Quel Libricino che vi permette di entrare in Italia col passaporto anzi che con le catene ai polsi ed al collo. Quel Libricino che mi impone di considerarvi, e non sapete adesso quanto sia difficile, uguale a me. Con la mia stessa dignità. Diavolo, quanto è difficile!
Sinceramente, però, non ostante quel libricino, non vi nascondo che sono pervaso da una forte irritazione e da un senso di schifo tale nei vostri confronti che mi sentirei in diritto di fare uno strappo alla regola per venirvi a dimostrare personalmente il mio apprezzamento per le vostre parole. Anche se sicuramente sarebbe cruento e, di conseguenza, insalubre. Figuriamoci se posso correre il rischio di venirmi a sporcare col vostro sangue. Non sia mai che la stupidità e l'ignoranza siano contagiose...
Certo, dall'altra parte, non mi dispiacerebbe se qualcuno si prendesse la briga di venire ad insegnarvi a stare un pochino di più al vostro posto. O trovandovi un posto in un obitorio. Ovviamente ad ammazzare una negra che, poverina!, non ha fatto nulla di più che esprimere una opinione, costui sarebbe condannato alla peggior pena prevista dai nostri Codici. Ma sarei io stesso ad applaudirlo in tribunale ed a farne ritratti di bronzo. Forse meglio non in bronzo, troppo scuro e simile a voi. Facciamo in bianchissimo marmo.
Poi c'è anche un altro motivo per cui non mi prenderei mai la briga di venirvi a scannare come un maiale: troppa fatica per voi. E' una questione di principio, come per i ladri. I ladri non si fucilano, ma si impiccano. Perchè la vita di un vile ladro non vale la cartuccia per giustiziarlo.
Perché questo voi siete, un vile ladro di Tolleranza. Un parassita che succhia il sangue della Civiltà per tramutarlo escrementi.
Ad ogni modo la conclusione della mia missiva non può che essere la più ovvia: se non vi piace l'Italia nessuno vi obbliga a rimanervi. Abbiamo già tanti problemi da soli, ed alcuni li avete bene individuati perfino voi, che di gentaglia come voi non ne abbiamo proprio bisogno. Chi vuol venire e contribuire alla grandezza del nostro Paese è ben accetto. Chi fugge la miseria e cerca solo un capezzolo più generoso a cui attaccarsi farà meglio a tornarsene a casa. Perchè i tempi stanno cambiando. NUOVA SVOLTA PER GLI IMBOSCATI DI COSCIENZAOdiano le armi ma adorano sparare...
Prendiamo spunto da una recente dichiarazione di Carrara (Forza Italia) che testuale asserisce: «Dopo anni finalmente gli obiettori di coscienza che vogliono praticare la loro passione del tiro e della caccia possono avere, trascorsi 5 anni dalla data del loro congedo e rinunciando al loro status di obiettore, il porto d'armi. Abbiamo raggiunto un grande risultato, perché più volte in questi anni molti amici, obiettori di coscienza, si sono trovati impossibilitati all'utilizzo e alla detenzione delle armi per praticare il tiro e la caccia». E molta gente cominciò a sentirsi male e vomitare, mentre i molti Grillo già si offrono volontari per pulire il frutto del malessere. Forse troppo poco si è parlato sui giornali di quella che, secondo il modesto parere di chi scrive, è stata la più grave coltellata al cuore, già messo a dura prova, dei patrioti e di tutti coloro che hanno servito la Nazione italiana. Stiamo ovviamente parlando della legge recentissima che permette la “rinuncia” allo status di “obiettore di coscienza”. Status che, ricordiamo e sottolineiamo, a nessuno viene imposto, ma viene assunto volontariamente e non ha che conseguenze che non sarebbero già scontate per questioni di coerenza, di credibilità, di serietà. Per i giovani che sono stati esonerati dal servizio di leva e che quindi potrebbero ignorare il significato del termine “obiettore di coscienza”, specifichiamo che questi era chi, chiamato alle armi per contribuire alla difesa della Nazione e del sacro suolo della Patria, si rifiutava di prestare servizio per motivi ideologici, fideistici o, come dice il termine stesso, di coscienza. Gente che ha dichiarato di non voler avere nulla a che fare con la vita militare, con gli ambienti filo belligeranti e, soprattutto, di non voler avere niente a che vedere con tutto ciò che riguarda le armi, inutili strumenti fabbricati solo per terminare vite di innocenti a capaci di accendere l’odio nel cuore dei giusti. A chi millantava simili posizioni lo Stato non ha mai negato in alternativa il celeberrimo servizio civile, molto in voga dal ’67 in poi. Ma a delle condizioni. Scontate agli occhi del mondo, ma evidentemente non poi così tanto. L’obiettore si ritrova precluse le possibilità lavorative nelle forze armate dello Stato e nelle forze dell’ordine e di sicurezza, nonché la possibilità di acquistare, detenere ed usare le terribili armi che tanto disprezza, ad eccezione delle sole armi ad aria compressa e ad avancarica. Eccezione a parer nostro già troppo permissiva, visto che sono comunque armi, anche se bruciano polvere nera o non ne bruciano affatto. E visto che chi le rifiuta le rifiuta tutte, non solo quelle che difendono i confini. In somma, niente che già non si sarebbe vietato da solo un obiettore di coscienza con una vera coscienza. Cosa che evidentemente non vale per quelli che, facendosi chiamare obiettori di coscienza, altro non sono che vili imboscati, se addirittura è necessaria una legge per ricordar loro le scelte esistenziali che hanno fatto e cosa loro impone la loro coscienza di vile. Oggi per gli obiettori nulla cambia, le restrizioni rimangono esattamente le medesime. Quel che cambia è che l’obiettore, trascorsi cinque anni dall’esonero dal servizio, può rinunciare al proprio status ed essere esattamente come tutti gli altri cittadini che hanno servito la Patria, solo che la patria non l’ha mai servita. Come mai? A cosa serve? Semplice: a permettere a tutti quelli che considerano le armi un gioco di poter giocare. Anche se, quando la Nazione ha chiesto il loro aiuto ed il loro contributo, loro hanno risposto NO, usando proprio la loro avversione verso le armi come scusa. Armi che adesso bramano come i bimbi i loro giocattoli. Insomma, lo conferma lo stesso Carrara, adesso questi vigliacchi imboscati da tre lire (ma che spesso sono anche parassiti dello Stato e costano ben di più a tutti noi) che non se la sono sentita di lasciare la mamma per rendersi utili una volta tanto, potranno comprare le loro belle armi e giocare al tiro a segno ed alla caccia. Non se la sono sentita di divenire uomini ed hanno scelto da bambini di rimanere bambini, ed è questo che pur oggi sono, ed ora sentono il bisogno di sparare anche loro per sentirsi, finalmente!, grandi. Ma come? Pochi anni fa non volevano avere nessun contatto con le armi e con gli ambienti mortiferi ed oggi non dormono la notte perché vogliono sparare agli uccelletti? Mah… Sia chiaro che chi scrive non ha nessuna avversità nei confronti del mondo venatorio e di quello del tiro sportivo, così come degli ambienti militari; anzi, si dedica al tiro a segno e molto s’intende di armi, nonché ha l’ardire di professarsi, pur talvolta non sentendosene degno, patriota. Ed è in virtù di questa dovuta precisazione che si capirà quanto ancor più forte possa essere il suo sdegno. Ma è certamente in buona compagnia. Anzitutto di tutti coloro che il proprio dovere l’hanno fatto fino in fondo, di coloro che la Patria l’hanno servita anche col sacrificio, di tutti gli eroi grandi e piccoli, noti e ignoti, del passato e del presente. E probabilmente è anche in compagnia di tutti gli obiettori che hanno veramente una coscienza e di cui, se non condivide l’ideale, apprezza comunque la coerenza, che sicuramente manterranno nel futuro alla faccia di queste stupide leggi. E che adesso, inevitabilmente, si vedono equiparati ai mammoni smidollati di cui sopra e probabilmente se ne vergognano. Oltre ad essere contraria al diritto, questa legge non può che aprire un nuovo punto di vista da cui osservare colore che approfitteranno di essa in barba alla coerenza e agli ideali. Anzitutto è contraria ai criteri del diritto perché consente ad un cittadino su cui grava uno status sfavorevole, ed acquisito solo per causa di sé, di liberarsene, di rinunciarvi. Mai sentita una cosa di minor senso. Come se un automobilista multato rinunciasse al proprio status di contravventore e si vedesse dunque abbonare la sanzione. Come se un assassino rinunciasse al proprio status di criminale e non dovesse perciò scontare la galera. E qui la considerazione sull’obiettore rinunziatario: se un obiettore rinunzia al suo status di conseguenza egli non è più un obiettore ed è considerato come se mai lo fosse stato. E se egli ha ricevuto un esonero in funzione della sua obiezione, quando questa non esista (e non sia mai esistita) anche la sua esenzione dunque non è mai esistita, per pura connessione. E come si chiama chi non ha svolto il servizio di leva senza esserne esente? Noi lo abbiamo sempre chiamato in un sol modo: disertore. E quasi quasi rimpiangiamo i tempi in cui i disertori si punivano col carcere o col giusto piombo nella schiena! Diversa la storia oggi, che il tradimento della Madrepatria non solo è tollerato, come prima, ma addirittura esaltato e legalizzato. Sarebbe stato diverso se si fosse concessa la rinuncia al proprio status a condizione dell’adempimento del servizio di leva, anche se oggi questi signori hanno cinquanta o sessant’anni, anche se non è più obbligatorio. Son vecchi? Sono inutili perché il nostro esercito è già sufficiente? Non importa, ora che non sono più obiettori vuol dire che serviranno con molto piacere l’Italia. Con maggiore piacere, dato che avevano avuto l’opportunità di non farlo ed ora si sono addirittura pentiti e convertiti. Ma torniamo coi piedi per terra, siamo solo in Italia e vi siamo oggi. Ciò che però suscita riflessioni e disgusto forse ancora maggiore, sono l’euforia generale in politica e l’approvazione che questa legge ha avuto da parte da parte dei settori armiero, sportivo e venatorio. Certo, dai politici era scontato, in fondo l’ha confessato con animo candido lo stesso Carrara: non hanno fatto che un favore agli amici loro ed a loro stessi. Ma la accondiscendenza dei settori sopra citati porta amarezza. E non potrebbe essere altrimenti, vedendo come la salvaguardia degli interessi e della moralità nazionali vengano subordinati alle logiche di mercato. Perché vige la triste equazione secondo cui meno obiettori di coscienza equivalgono a più armi, munizioni, accessori e riviste vendute. A meno tessere delle società e delle federazioni sportive. Sarà casuale che codesta legge sia passata con l’approvazione di tutte le forze parlamentari? Divise su tutto, sempre unite nelle pure porcherie d’interesse. Non ci sorprendono più di tanto le dichiarazioni di Carrara, riportate da un soddisfattissimo sito di “Armi e Tiro”. Forse quel che stupisce ed irrita è la franchezza della dichiarazione, senza remore e senza vergogna. Come uno sterco che puzza, ma di puzza sincera. IL MINISTRO TURCO COLPISCE ANCORA...Basta alcoolici per i minorenni, che combinano troppi incidenti con le macchine che non guidano
E’ passato poco più di un anno da quando il ministro Turco si sentì in dovere di alzare, anzi praticamente raddoppiare, i limiti di principio attivo di alcune sostanze stupefacenti che definiscono il confine tra “uso personale” e “spaccio”. Poco più di un anno ed ora riparte in controtendenza, annunciando l’intenzione di voler innalzare il divieto di vendita delle sostanza alcooliche dai 16 ai 18 anni. Sottile il momento che sceglie per dare l’annuncio, proprio in corrispondenza della condanna del romeno che uccise ad Appignano del Tronto quattro ragazzi giovanissimi, colpevoli solo di trovarsi sulla strada di un immigrato ubriaco al volante. Il ministro da il lieto annuncio alla televisione, durante il programma “Domenica In”, cominciando a straparlare al riguardo e fornendo dati che, se non possono essere smentiti, possono sempre essere paragonati con quelli provenienti da settori simili, ma stranamente ignorati dal ministro della salute. Anzitutto sorprende l’affermazione secondo cui eccedere col bere "veicola l'uso di droghe". Ma come? Solo un anno fa favoriva e incoraggiava con decreto ministeriale l’uso non di un veicolo, ma delle droghe vere e proprie,specialmente quelle che a loro volta sono sempre più spesso il primo passo verso droghe ancor più devastanti, ed ora si scaglia solo contro un “veicolo”? Strano ma possibile, nel Bel Paese di oggi. Dunque se tale idea divenisse norma ci troveremmo con un mare di ragazzi che non può bere alcoolici per la sicurezza pubblica, ma che può tranquillamente fumare erbe strane e trasformarsi in pochi tiri in un tossico di prima scelta, che finanzia lo spaccio, l’illegalità, la criminalità organizzata nazionale ed estera ed infine il terrorismo internazionale, il quale dalla droga che ci vende trae enormi guadagni e finanziamenti che poi, giustamente, reinveste nei nostri confronti. Oppure, per essere con la coscienza a posto, può darsi alla coltivazione casalinga di tali erbe misteriose saltando tutta la catena, come sentenziato di recente dalla Suprema Corte di Cassazione. Il problema dell’abuso e del consumo di alcoolici viene posto in relazione alla sicurezza stradale. E allora inducono ad una riflessione le stime del ministro che si concentrano sul consumo di alcool nella fascia di ragazzi tra gli 11 ed i 17 anni. Dunque c’è qualcosa che non va. Che ci importa di quello che bevono questi ragazzini se non possono guidare le pericolosissime automobili di grossa cilindrata contro cui già si scagliò l’ultima riforma del codice della strada? Certo, è un problema di educazione. Ma allora andrebbero educati tramite campagne di informazione, non istigati attraverso i divieti, dato che si sa che se c’è una età in cui si prova gusto e piacere nel violare le regole è proprio quella. Così che un aggravarsi delle proibizioni già in vigore non corrisponde che ad un invito a nozze per questi ragazzi che della trasgressione fanno uno stile di vita. E poi perché si parla di ragazzi di 14 anni, se il limite già vigente è di 16? Allora vuol dire che c’è ancora qualcos’altro che non va, perché questi ragazzi non dovrebbero avere accesso agli alcoolici, data la loro giovane età. Con una veloce connessione logica si può dedurre che allora “qualcuno” (leggasi tutti) tra i somministratori vende alcoolici a chi non potrebbe comprarne. E ancora dedurre che se lo fa è perché evidentemente nessuno controlla che rispetti le restrizioni in vigore. Ma se non c’è controllo, a che serve innalzare un limite? Tanto non cambia nulla, semplicemente un quattordicenne che beve lo fa non con due ma con quattro anni di anticipo rispetto a quando potrebbe. Ma lo fa. Alla faccia dell’educazione e del controllo. Ricorda poi la Turco che il 45% degli incidenti avviene tra il venerdì e sabato, sottolineando ancora la connessione del problema con la sicurezza sulle strade. Quindi si sente il bisogno di un paragone. I morti sulle strade italiane sono ogni anno 8mila circa ed in gran diminuzione. Numero considerevole, certo, eppure quasi irrisorio rispetto ai 90mila provocati dal fumo. Come mai allora tanto accanimento nei confronti degli alcoolici, quando c’è una fonte di morte dieci volte più potente? Niente da fare, in Italia il fumo non si tocca. Al più qualche scrittina sui pacchetti, ma nulla di nuovo per chi fuma, che tutte queste cose scritte in nero su bianco comunque le conosce almeno da trent’anni. Figuriamoci che effetto può avere sentirselo ripetere ancora una volta. Ed anche in questo settore i controlli sono nulli: non scandalizza più vedere bambini di undici anni con la sigaretta in bocca farsi belli davanti agli amici. Anzi qui la situazione è peggiore: anche fossero rigidissimi i tabaccai, chi controlla a chi vende un distributore automatico? Il confronto non è casuale, ma anzi tirato in ballo dalla stessa Turco, che propone le medesime scritte che oggi leggiamo sui pacchetti di sigarette anche sulle bottiglie. Un vero colpo di genio. Ma che dimentica un punto fondamentale: così come è vero che anche una singola sigaretta ha un effetto negativo sulla salute di chi la fuma (e di chi gli sta intorno) è altrettanto provato e noto che l’uso moderato di alcool non ha nessun effetto negativo, anzi risulta spesso salutare. Ed è anche il buon vino nostrano che innalza la dieta mediterranea e la cucina italiana tra le migliori e più invidiate del mondo, se non le migliori in assoluto. E poi vale anche un minimo il senso estetico: ma ce le vedete le nostre belle bottiglie di vino con quell’etichettaccia brutta con su scritto qualcosa come “bere alcoolici nuoce gravemente alla salute”? Quelle altre belle bottiglie di brandy, whiskey, passiti, vin santi ed acquaviti che rimangono anni ad impolverarsi ed a fare bella mostra di sé nelle case degli italiani, con addosso scritto a caratteri maggiori di quelli del produttore “consumare alcoolici aumenta la possibilità di malattie al fegato”? Da brividi il solo pensiero… Più che concentrarsi su norme di puro proibizionismo, bisognerebbe che la Turco agevolasse e finanziasse l’informazione e la responsabilizzazione dei cittadini, in particolar modo quelli più giovani, e il controllo dell’applicazione delle norme che già ci sono, e sono anche molto restrittive. Capiamo benissimo la difficoltà che una politica vera e seria sulla salute pone nei confronti di questo fragile governo: intoccabili le lobby di tabacchi e fatti salvi gli interessi dei radicali (senza i quali il governo va a casa), non rimane che scagliarsi contro l‘alcool, il più temibile dei mali dell’Italia odierna. Ma anche qui il calcolo politico potrebbe rivelarsi errato. Perché guadagnati gli appoggi dei tabaccanti, il sostegno dei radicali ed il voto dei drogati, se perdono il consenso dei consumatori di alcool per il governo è finita. Ah, già, scusate! Il proibizionismo colpisce solo quelli che non votano… allora come non detto e avanti così, sulle orme della celeberrima e sempre applicata legge del Menga. Artemide Bagarotti è vecchio (e rincoglionito) ma non è mortoDato che gli impegni di Artemide Bagarotti nella sua università della terza età sono terminati, o meglio diminuiti di molto, ha potuto anche riprendere la sua attività pseudogiornalistica. Addirittura venendo in un futuro molto prossimo edito da giornali come "Il portavoce" (del movimento Speranza Italiana) ed "Il Tempo". Ed anche da altre testate che, per dignità e serietà, forse è meglio non citare. Così intanto riporterà qui ciò che per altri giornali scrive, nell'attesa di poter mettere a posto le carte e permettere una uscita seria de l'Apologeta. Tra molto tempo, ma se egli è vecchio certo non è morto e certo non ne ha ancora nessuna intenzione. MASTELLA E LA REALTA' OMOSESSUALEUna volta tanto siamo solidali con lui
Tornato tutto alla normalità, come ci si aspettava senza troppe ansie, tornano ancora le pressioni degli omosessuali ed i loro tentativi di infiltrarsi nel concetto di "normalità". Sempre più inutili, ridicoli e controproducenti.
L'altra sera è toccato al povero mastella, che, una volta tanto, era dalla parte giusta ed ha trovato la nostra comprensione, nonostante i precedenti e tutto quello che ancora combinerà. Artefice del supplizio il vendicativo santoro che, frustrato per gli anni di inattività, cerca ora di rifarsi perdendo il senso della misura e della realtà, un po' come un impotente che si uccide per abuso di pillole blu. Ed allora ci prospetta un'Italia a noi non nota (forse perchè non esiste?), di omosessuali sparsi ovunque, compreso il clero che, a quanto ci dicono, consta di una presenza omosessuale del 60%!.
Vendicativo e vile, il santoro, che, in mezzo ad un orto di finocchi, pianta il broccolo mastella che, solo contro tutti e forte solo di se stesso, non può che soccombere di fronte alla schiera di violenti ed ignoranti, nonchè volgari, che gli si pongono davanti. Così, dopo affettuosi ricordi del "gay pride" del 2000, insulti e ironie blasfeme (alle lobby è sempre concesso insultare), messo alle strette il povero ministro decide di lasciare la trasmissione. Giusto? Sbagliato? Non ci sembra questo il problema.
Certo, mastella, una volta presente, aveva il dovere di rimanere a difendere gli interessi della nazione, ma i discorsi seri si hanno da fare con i seri e non con i buffoni. Che portano danno a sè stessi ed agli altri.
Perchè in fondo l'altra sera l'unico risultato che hanno ottenuto è stato, oltre di mostrarsi violenti ed intolleranti, anche di mostrarsi frivoli e volgari come certamente tutti non sono. Di apparire come persone che pensano solo al sesso ed all'esibizione di questo, quando poi perfino noi sappiamo che non è affatto così. E così, mentre santoro trasmette immagini di checche danzanti e struscianti al "gay pride", le prime persone a doversi sentire offese sono tutti gli omosessuali che non si riconoscono in quello stereotipo. Tutti quelli che hanno degli interessi normali, che svolgono lavori normali, che hanno amici normali e che conducono stili di vita normali. Ovvero tutti gli omosessuali che, in fin dei conti, sono e si sentono normali.
Quel che certe associazioni tentano di fare, più o meno consapevolmente, è gravissimo. La messa in onda di trasmissioni come quella di santoro non fa che trasmettere al mondo l'immagine generalizzata dell'omosessuale come persona che pensa solo a divertisi, mettersi in mostra e fare sesso, quando poi questi sono una mera minoranza.
Perchè mai allora gente che si sente diversa da noi e che manifesta la propria diversità e la propria fierezza nella diversità dovrebbe poi venire a supplicarci di trattarli come normali? Sono loro i primi a riconoscersi anormali, tutto ciò non ha senso!
Ciò dovrebbe forse invogliarci a far loro delle concessioni immotivate, come il matrimonio od altre cose ancora peggio?
Alla fine le uniche vittime sono quegli omosessuali invisibili, che magari mai t'aspetteresti, ma che hanno il buon gusto di non venire a sbattertelo in faccia come se il mondo non avesse altro di più serio a cui pensare che non a questi fenomeni da circo. Quelli che fanno della mitezza e della non provocazione un valore. Quelli che, forse, trovano anch'essi gratuiti e irritanti i fenomeni da circo.
Certo che, per arrivare a farci difendere mastella, servivano proprio dei fenomeni. |
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