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PER I VIGLIACCHI NON SI PAGA UNA CARTUCCIATardiva lettera di risposta all'interessante recensione degli Italiani ad opera di Dacia Valent del 1 ottobre 2008.
Buonasera.
Ahimé!, solo oggi leggo quel che avete scritto in un giorno poco lontano in cui dovevate sentirvi molto illuminata. Ebbene come voi vi permettete di insultare me senza conoscermi, così io mi concedo il diritto di difendere me, la mia Nazione, la mia razza, i miei Ideali e, non ultima, la mia Religione. La mia difesa non si baserà assolutamente su una mera risposta ai vostri insulti, 'ché significherebbe mettermi ad un livello più basso della cacca che calpesto per strada - il vostro - ma sulla dimostrazione della vostra inadeguatezza al contesto sociale in cui viviamo, nella vostra consapevolezza di ciò e nella conseguente invidia. Il resto lo abbiamo letto.
Anzi tutto è bene che io vi dica che sono un ragazzo ventenne dalla fervida fantasia, conseguentemente non avrei molte difficoltà a tirare fuori una valanga di insulti razzisti come voi fate. Anzi, sono decisamente un maestro in questo e devo dire che mi spiace non poco di essermi posto questo freno. Ma questa è la condanna delle persone che, a differenza di voi, possono argomentare quel che dicono: non possono concedersi sfoghi gratuiti. A differenza di voi.
Capisco bene le vostre ragioni ed anzi in parte vi giustifico. Leggendo qualcosa qui e là sul vostro conto e in ispecie sulla vostra invidiabile carriera politica, basata soprattutto sulla coerenza,immagino che avrete più e più volte tentato di entrare nel "grande fratello" o di metter piede su "l'isola dei famosi" o in uno di questi preoccupanti fenomeni culturali che ci perseguitano. Mi spiace che vi abbiano scartata ovunque, si vede che non vi hanno ritenuto ad un adeguato livello di civilizzazione e presentabilità rispetto ai "signori" che passano le selezioni fino ad apparire in video. Quindi, conscia del fatto che nessuno avrebbe mai avuto la voglia di filarvi, avete scelto lo strumento più classico tra quelli usati dagli arrampicatori sociali di ogni specie: lo scandalo. Efficace, ma evidentemente non così tanto, dato che è occorso più di un mese acché io, personaggio medio nell'Italia contemporanea, potessi apprendere le vostre prodezze.
Avrei voluto utilizzare, per consuetudine, la dizione "cacarvi" anzi che "filarvi", ma ho preferito evitare per non concedervi l'equivoco che io volessi usare tale espressione comune col malizioso fine di paragonare il colore della vostra pelle con quello della volgare cacca. Giammai!
Ma se invece lo avessi fatto? E se magari lo avessi fatto di proposito? Magari in pubblico? Se vi avessi risposto, forzando i miei pensieri col fine di offendervi, limitandomi a dire che non avete diritto di parola perché siete solo una lurida negra importata per soddisfare i nostri bianchi augelli? Quanto tempo sarebbe stato necessario per ritrovarmi i carabinieri fuori dalla porta e venire processato per reati in materia di razzismo? Io credo ben poco...
Certo, per voi la questione è diversa: in fondo siete solo una negra di dubbie origini in un paese di bianchi civilizzati dominati dal mito del "politically correct". E' logico che voi abbiate il diritto di ricoprirci gratuitamente di insulti senza rischiare di incorrere in alcuna sanzione, mentre chi osi toccarvi sarebbe destinato a sopperire sotto la pesante mano della Giustizia. Questo sì che si chiama coraggio.
Ovviamente immagino che se dovessi io recarmi in un paese di quegli dal quale provenite anche io avrei lo stesso trattamento di riguardo. Spero, almeno. Sempre che non mi ritrovi impalato a cuocere sotto il sole perchè porto con me un Vangelo, quel Libricino che voi temete e disprezzate tanto.
Quel Libricino per cui voi potete permettervi di venire a casa mia e di insultare me, la mia Nazione, la mia Cultura e la mia Religione. Quel Libricino per cui potete farlo pubblicamente e da cittadina (mi piange il cuore a scriverlo di voi) libera. Quel Libricino che vi permette di entrare in Italia col passaporto anzi che con le catene ai polsi ed al collo. Quel Libricino che mi impone di considerarvi, e non sapete adesso quanto sia difficile, uguale a me. Con la mia stessa dignità. Diavolo, quanto è difficile!
Sinceramente, però, non ostante quel libricino, non vi nascondo che sono pervaso da una forte irritazione e da un senso di schifo tale nei vostri confronti che mi sentirei in diritto di fare uno strappo alla regola per venirvi a dimostrare personalmente il mio apprezzamento per le vostre parole. Anche se sicuramente sarebbe cruento e, di conseguenza, insalubre. Figuriamoci se posso correre il rischio di venirmi a sporcare col vostro sangue. Non sia mai che la stupidità e l'ignoranza siano contagiose...
Certo, dall'altra parte, non mi dispiacerebbe se qualcuno si prendesse la briga di venire ad insegnarvi a stare un pochino di più al vostro posto. O trovandovi un posto in un obitorio. Ovviamente ad ammazzare una negra che, poverina!, non ha fatto nulla di più che esprimere una opinione, costui sarebbe condannato alla peggior pena prevista dai nostri Codici. Ma sarei io stesso ad applaudirlo in tribunale ed a farne ritratti di bronzo. Forse meglio non in bronzo, troppo scuro e simile a voi. Facciamo in bianchissimo marmo.
Poi c'è anche un altro motivo per cui non mi prenderei mai la briga di venirvi a scannare come un maiale: troppa fatica per voi. E' una questione di principio, come per i ladri. I ladri non si fucilano, ma si impiccano. Perchè la vita di un vile ladro non vale la cartuccia per giustiziarlo.
Perché questo voi siete, un vile ladro di Tolleranza. Un parassita che succhia il sangue della Civiltà per tramutarlo escrementi.
Ad ogni modo la conclusione della mia missiva non può che essere la più ovvia: se non vi piace l'Italia nessuno vi obbliga a rimanervi. Abbiamo già tanti problemi da soli, ed alcuni li avete bene individuati perfino voi, che di gentaglia come voi non ne abbiamo proprio bisogno. Chi vuol venire e contribuire alla grandezza del nostro Paese è ben accetto. Chi fugge la miseria e cerca solo un capezzolo più generoso a cui attaccarsi farà meglio a tornarsene a casa. Perchè i tempi stanno cambiando. NUOVA SVOLTA PER GLI IMBOSCATI DI COSCIENZAOdiano le armi ma adorano sparare...
Prendiamo spunto da una recente dichiarazione di Carrara (Forza Italia) che testuale asserisce: «Dopo anni finalmente gli obiettori di coscienza che vogliono praticare la loro passione del tiro e della caccia possono avere, trascorsi 5 anni dalla data del loro congedo e rinunciando al loro status di obiettore, il porto d'armi. Abbiamo raggiunto un grande risultato, perché più volte in questi anni molti amici, obiettori di coscienza, si sono trovati impossibilitati all'utilizzo e alla detenzione delle armi per praticare il tiro e la caccia». E molta gente cominciò a sentirsi male e vomitare, mentre i molti Grillo già si offrono volontari per pulire il frutto del malessere. Forse troppo poco si è parlato sui giornali di quella che, secondo il modesto parere di chi scrive, è stata la più grave coltellata al cuore, già messo a dura prova, dei patrioti e di tutti coloro che hanno servito la Nazione italiana. Stiamo ovviamente parlando della legge recentissima che permette la “rinuncia” allo status di “obiettore di coscienza”. Status che, ricordiamo e sottolineiamo, a nessuno viene imposto, ma viene assunto volontariamente e non ha che conseguenze che non sarebbero già scontate per questioni di coerenza, di credibilità, di serietà. Per i giovani che sono stati esonerati dal servizio di leva e che quindi potrebbero ignorare il significato del termine “obiettore di coscienza”, specifichiamo che questi era chi, chiamato alle armi per contribuire alla difesa della Nazione e del sacro suolo della Patria, si rifiutava di prestare servizio per motivi ideologici, fideistici o, come dice il termine stesso, di coscienza. Gente che ha dichiarato di non voler avere nulla a che fare con la vita militare, con gli ambienti filo belligeranti e, soprattutto, di non voler avere niente a che vedere con tutto ciò che riguarda le armi, inutili strumenti fabbricati solo per terminare vite di innocenti a capaci di accendere l’odio nel cuore dei giusti. A chi millantava simili posizioni lo Stato non ha mai negato in alternativa il celeberrimo servizio civile, molto in voga dal ’67 in poi. Ma a delle condizioni. Scontate agli occhi del mondo, ma evidentemente non poi così tanto. L’obiettore si ritrova precluse le possibilità lavorative nelle forze armate dello Stato e nelle forze dell’ordine e di sicurezza, nonché la possibilità di acquistare, detenere ed usare le terribili armi che tanto disprezza, ad eccezione delle sole armi ad aria compressa e ad avancarica. Eccezione a parer nostro già troppo permissiva, visto che sono comunque armi, anche se bruciano polvere nera o non ne bruciano affatto. E visto che chi le rifiuta le rifiuta tutte, non solo quelle che difendono i confini. In somma, niente che già non si sarebbe vietato da solo un obiettore di coscienza con una vera coscienza. Cosa che evidentemente non vale per quelli che, facendosi chiamare obiettori di coscienza, altro non sono che vili imboscati, se addirittura è necessaria una legge per ricordar loro le scelte esistenziali che hanno fatto e cosa loro impone la loro coscienza di vile. Oggi per gli obiettori nulla cambia, le restrizioni rimangono esattamente le medesime. Quel che cambia è che l’obiettore, trascorsi cinque anni dall’esonero dal servizio, può rinunciare al proprio status ed essere esattamente come tutti gli altri cittadini che hanno servito la Patria, solo che la patria non l’ha mai servita. Come mai? A cosa serve? Semplice: a permettere a tutti quelli che considerano le armi un gioco di poter giocare. Anche se, quando la Nazione ha chiesto il loro aiuto ed il loro contributo, loro hanno risposto NO, usando proprio la loro avversione verso le armi come scusa. Armi che adesso bramano come i bimbi i loro giocattoli. Insomma, lo conferma lo stesso Carrara, adesso questi vigliacchi imboscati da tre lire (ma che spesso sono anche parassiti dello Stato e costano ben di più a tutti noi) che non se la sono sentita di lasciare la mamma per rendersi utili una volta tanto, potranno comprare le loro belle armi e giocare al tiro a segno ed alla caccia. Non se la sono sentita di divenire uomini ed hanno scelto da bambini di rimanere bambini, ed è questo che pur oggi sono, ed ora sentono il bisogno di sparare anche loro per sentirsi, finalmente!, grandi. Ma come? Pochi anni fa non volevano avere nessun contatto con le armi e con gli ambienti mortiferi ed oggi non dormono la notte perché vogliono sparare agli uccelletti? Mah… Sia chiaro che chi scrive non ha nessuna avversità nei confronti del mondo venatorio e di quello del tiro sportivo, così come degli ambienti militari; anzi, si dedica al tiro a segno e molto s’intende di armi, nonché ha l’ardire di professarsi, pur talvolta non sentendosene degno, patriota. Ed è in virtù di questa dovuta precisazione che si capirà quanto ancor più forte possa essere il suo sdegno. Ma è certamente in buona compagnia. Anzitutto di tutti coloro che il proprio dovere l’hanno fatto fino in fondo, di coloro che la Patria l’hanno servita anche col sacrificio, di tutti gli eroi grandi e piccoli, noti e ignoti, del passato e del presente. E probabilmente è anche in compagnia di tutti gli obiettori che hanno veramente una coscienza e di cui, se non condivide l’ideale, apprezza comunque la coerenza, che sicuramente manterranno nel futuro alla faccia di queste stupide leggi. E che adesso, inevitabilmente, si vedono equiparati ai mammoni smidollati di cui sopra e probabilmente se ne vergognano. Oltre ad essere contraria al diritto, questa legge non può che aprire un nuovo punto di vista da cui osservare colore che approfitteranno di essa in barba alla coerenza e agli ideali. Anzitutto è contraria ai criteri del diritto perché consente ad un cittadino su cui grava uno status sfavorevole, ed acquisito solo per causa di sé, di liberarsene, di rinunciarvi. Mai sentita una cosa di minor senso. Come se un automobilista multato rinunciasse al proprio status di contravventore e si vedesse dunque abbonare la sanzione. Come se un assassino rinunciasse al proprio status di criminale e non dovesse perciò scontare la galera. E qui la considerazione sull’obiettore rinunziatario: se un obiettore rinunzia al suo status di conseguenza egli non è più un obiettore ed è considerato come se mai lo fosse stato. E se egli ha ricevuto un esonero in funzione della sua obiezione, quando questa non esista (e non sia mai esistita) anche la sua esenzione dunque non è mai esistita, per pura connessione. E come si chiama chi non ha svolto il servizio di leva senza esserne esente? Noi lo abbiamo sempre chiamato in un sol modo: disertore. E quasi quasi rimpiangiamo i tempi in cui i disertori si punivano col carcere o col giusto piombo nella schiena! Diversa la storia oggi, che il tradimento della Madrepatria non solo è tollerato, come prima, ma addirittura esaltato e legalizzato. Sarebbe stato diverso se si fosse concessa la rinuncia al proprio status a condizione dell’adempimento del servizio di leva, anche se oggi questi signori hanno cinquanta o sessant’anni, anche se non è più obbligatorio. Son vecchi? Sono inutili perché il nostro esercito è già sufficiente? Non importa, ora che non sono più obiettori vuol dire che serviranno con molto piacere l’Italia. Con maggiore piacere, dato che avevano avuto l’opportunità di non farlo ed ora si sono addirittura pentiti e convertiti. Ma torniamo coi piedi per terra, siamo solo in Italia e vi siamo oggi. Ciò che però suscita riflessioni e disgusto forse ancora maggiore, sono l’euforia generale in politica e l’approvazione che questa legge ha avuto da parte da parte dei settori armiero, sportivo e venatorio. Certo, dai politici era scontato, in fondo l’ha confessato con animo candido lo stesso Carrara: non hanno fatto che un favore agli amici loro ed a loro stessi. Ma la accondiscendenza dei settori sopra citati porta amarezza. E non potrebbe essere altrimenti, vedendo come la salvaguardia degli interessi e della moralità nazionali vengano subordinati alle logiche di mercato. Perché vige la triste equazione secondo cui meno obiettori di coscienza equivalgono a più armi, munizioni, accessori e riviste vendute. A meno tessere delle società e delle federazioni sportive. Sarà casuale che codesta legge sia passata con l’approvazione di tutte le forze parlamentari? Divise su tutto, sempre unite nelle pure porcherie d’interesse. Non ci sorprendono più di tanto le dichiarazioni di Carrara, riportate da un soddisfattissimo sito di “Armi e Tiro”. Forse quel che stupisce ed irrita è la franchezza della dichiarazione, senza remore e senza vergogna. Come uno sterco che puzza, ma di puzza sincera. IL MINISTRO TURCO COLPISCE ANCORA...Basta alcoolici per i minorenni, che combinano troppi incidenti con le macchine che non guidano
E’ passato poco più di un anno da quando il ministro Turco si sentì in dovere di alzare, anzi praticamente raddoppiare, i limiti di principio attivo di alcune sostanze stupefacenti che definiscono il confine tra “uso personale” e “spaccio”. Poco più di un anno ed ora riparte in controtendenza, annunciando l’intenzione di voler innalzare il divieto di vendita delle sostanza alcooliche dai 16 ai 18 anni. Sottile il momento che sceglie per dare l’annuncio, proprio in corrispondenza della condanna del romeno che uccise ad Appignano del Tronto quattro ragazzi giovanissimi, colpevoli solo di trovarsi sulla strada di un immigrato ubriaco al volante. Il ministro da il lieto annuncio alla televisione, durante il programma “Domenica In”, cominciando a straparlare al riguardo e fornendo dati che, se non possono essere smentiti, possono sempre essere paragonati con quelli provenienti da settori simili, ma stranamente ignorati dal ministro della salute. Anzitutto sorprende l’affermazione secondo cui eccedere col bere "veicola l'uso di droghe". Ma come? Solo un anno fa favoriva e incoraggiava con decreto ministeriale l’uso non di un veicolo, ma delle droghe vere e proprie,specialmente quelle che a loro volta sono sempre più spesso il primo passo verso droghe ancor più devastanti, ed ora si scaglia solo contro un “veicolo”? Strano ma possibile, nel Bel Paese di oggi. Dunque se tale idea divenisse norma ci troveremmo con un mare di ragazzi che non può bere alcoolici per la sicurezza pubblica, ma che può tranquillamente fumare erbe strane e trasformarsi in pochi tiri in un tossico di prima scelta, che finanzia lo spaccio, l’illegalità, la criminalità organizzata nazionale ed estera ed infine il terrorismo internazionale, il quale dalla droga che ci vende trae enormi guadagni e finanziamenti che poi, giustamente, reinveste nei nostri confronti. Oppure, per essere con la coscienza a posto, può darsi alla coltivazione casalinga di tali erbe misteriose saltando tutta la catena, come sentenziato di recente dalla Suprema Corte di Cassazione. Il problema dell’abuso e del consumo di alcoolici viene posto in relazione alla sicurezza stradale. E allora inducono ad una riflessione le stime del ministro che si concentrano sul consumo di alcool nella fascia di ragazzi tra gli 11 ed i 17 anni. Dunque c’è qualcosa che non va. Che ci importa di quello che bevono questi ragazzini se non possono guidare le pericolosissime automobili di grossa cilindrata contro cui già si scagliò l’ultima riforma del codice della strada? Certo, è un problema di educazione. Ma allora andrebbero educati tramite campagne di informazione, non istigati attraverso i divieti, dato che si sa che se c’è una età in cui si prova gusto e piacere nel violare le regole è proprio quella. Così che un aggravarsi delle proibizioni già in vigore non corrisponde che ad un invito a nozze per questi ragazzi che della trasgressione fanno uno stile di vita. E poi perché si parla di ragazzi di 14 anni, se il limite già vigente è di 16? Allora vuol dire che c’è ancora qualcos’altro che non va, perché questi ragazzi non dovrebbero avere accesso agli alcoolici, data la loro giovane età. Con una veloce connessione logica si può dedurre che allora “qualcuno” (leggasi tutti) tra i somministratori vende alcoolici a chi non potrebbe comprarne. E ancora dedurre che se lo fa è perché evidentemente nessuno controlla che rispetti le restrizioni in vigore. Ma se non c’è controllo, a che serve innalzare un limite? Tanto non cambia nulla, semplicemente un quattordicenne che beve lo fa non con due ma con quattro anni di anticipo rispetto a quando potrebbe. Ma lo fa. Alla faccia dell’educazione e del controllo. Ricorda poi la Turco che il 45% degli incidenti avviene tra il venerdì e sabato, sottolineando ancora la connessione del problema con la sicurezza sulle strade. Quindi si sente il bisogno di un paragone. I morti sulle strade italiane sono ogni anno 8mila circa ed in gran diminuzione. Numero considerevole, certo, eppure quasi irrisorio rispetto ai 90mila provocati dal fumo. Come mai allora tanto accanimento nei confronti degli alcoolici, quando c’è una fonte di morte dieci volte più potente? Niente da fare, in Italia il fumo non si tocca. Al più qualche scrittina sui pacchetti, ma nulla di nuovo per chi fuma, che tutte queste cose scritte in nero su bianco comunque le conosce almeno da trent’anni. Figuriamoci che effetto può avere sentirselo ripetere ancora una volta. Ed anche in questo settore i controlli sono nulli: non scandalizza più vedere bambini di undici anni con la sigaretta in bocca farsi belli davanti agli amici. Anzi qui la situazione è peggiore: anche fossero rigidissimi i tabaccai, chi controlla a chi vende un distributore automatico? Il confronto non è casuale, ma anzi tirato in ballo dalla stessa Turco, che propone le medesime scritte che oggi leggiamo sui pacchetti di sigarette anche sulle bottiglie. Un vero colpo di genio. Ma che dimentica un punto fondamentale: così come è vero che anche una singola sigaretta ha un effetto negativo sulla salute di chi la fuma (e di chi gli sta intorno) è altrettanto provato e noto che l’uso moderato di alcool non ha nessun effetto negativo, anzi risulta spesso salutare. Ed è anche il buon vino nostrano che innalza la dieta mediterranea e la cucina italiana tra le migliori e più invidiate del mondo, se non le migliori in assoluto. E poi vale anche un minimo il senso estetico: ma ce le vedete le nostre belle bottiglie di vino con quell’etichettaccia brutta con su scritto qualcosa come “bere alcoolici nuoce gravemente alla salute”? Quelle altre belle bottiglie di brandy, whiskey, passiti, vin santi ed acquaviti che rimangono anni ad impolverarsi ed a fare bella mostra di sé nelle case degli italiani, con addosso scritto a caratteri maggiori di quelli del produttore “consumare alcoolici aumenta la possibilità di malattie al fegato”? Da brividi il solo pensiero… Più che concentrarsi su norme di puro proibizionismo, bisognerebbe che la Turco agevolasse e finanziasse l’informazione e la responsabilizzazione dei cittadini, in particolar modo quelli più giovani, e il controllo dell’applicazione delle norme che già ci sono, e sono anche molto restrittive. Capiamo benissimo la difficoltà che una politica vera e seria sulla salute pone nei confronti di questo fragile governo: intoccabili le lobby di tabacchi e fatti salvi gli interessi dei radicali (senza i quali il governo va a casa), non rimane che scagliarsi contro l‘alcool, il più temibile dei mali dell’Italia odierna. Ma anche qui il calcolo politico potrebbe rivelarsi errato. Perché guadagnati gli appoggi dei tabaccanti, il sostegno dei radicali ed il voto dei drogati, se perdono il consenso dei consumatori di alcool per il governo è finita. Ah, già, scusate! Il proibizionismo colpisce solo quelli che non votano… allora come non detto e avanti così, sulle orme della celeberrima e sempre applicata legge del Menga. Artemide Bagarotti è vecchio (e rincoglionito) ma non è mortoDato che gli impegni di Artemide Bagarotti nella sua università della terza età sono terminati, o meglio diminuiti di molto, ha potuto anche riprendere la sua attività pseudogiornalistica. Addirittura venendo in un futuro molto prossimo edito da giornali come "Il portavoce" (del movimento Speranza Italiana) ed "Il Tempo". Ed anche da altre testate che, per dignità e serietà, forse è meglio non citare. Così intanto riporterà qui ciò che per altri giornali scrive, nell'attesa di poter mettere a posto le carte e permettere una uscita seria de l'Apologeta. Tra molto tempo, ma se egli è vecchio certo non è morto e certo non ne ha ancora nessuna intenzione. MASTELLA E LA REALTA' OMOSESSUALEUna volta tanto siamo solidali con lui
Tornato tutto alla normalità, come ci si aspettava senza troppe ansie, tornano ancora le pressioni degli omosessuali ed i loro tentativi di infiltrarsi nel concetto di "normalità". Sempre più inutili, ridicoli e controproducenti.
L'altra sera è toccato al povero mastella, che, una volta tanto, era dalla parte giusta ed ha trovato la nostra comprensione, nonostante i precedenti e tutto quello che ancora combinerà. Artefice del supplizio il vendicativo santoro che, frustrato per gli anni di inattività, cerca ora di rifarsi perdendo il senso della misura e della realtà, un po' come un impotente che si uccide per abuso di pillole blu. Ed allora ci prospetta un'Italia a noi non nota (forse perchè non esiste?), di omosessuali sparsi ovunque, compreso il clero che, a quanto ci dicono, consta di una presenza omosessuale del 60%!.
Vendicativo e vile, il santoro, che, in mezzo ad un orto di finocchi, pianta il broccolo mastella che, solo contro tutti e forte solo di se stesso, non può che soccombere di fronte alla schiera di violenti ed ignoranti, nonchè volgari, che gli si pongono davanti. Così, dopo affettuosi ricordi del "gay pride" del 2000, insulti e ironie blasfeme (alle lobby è sempre concesso insultare), messo alle strette il povero ministro decide di lasciare la trasmissione. Giusto? Sbagliato? Non ci sembra questo il problema.
Certo, mastella, una volta presente, aveva il dovere di rimanere a difendere gli interessi della nazione, ma i discorsi seri si hanno da fare con i seri e non con i buffoni. Che portano danno a sè stessi ed agli altri.
Perchè in fondo l'altra sera l'unico risultato che hanno ottenuto è stato, oltre di mostrarsi violenti ed intolleranti, anche di mostrarsi frivoli e volgari come certamente tutti non sono. Di apparire come persone che pensano solo al sesso ed all'esibizione di questo, quando poi perfino noi sappiamo che non è affatto così. E così, mentre santoro trasmette immagini di checche danzanti e struscianti al "gay pride", le prime persone a doversi sentire offese sono tutti gli omosessuali che non si riconoscono in quello stereotipo. Tutti quelli che hanno degli interessi normali, che svolgono lavori normali, che hanno amici normali e che conducono stili di vita normali. Ovvero tutti gli omosessuali che, in fin dei conti, sono e si sentono normali.
Quel che certe associazioni tentano di fare, più o meno consapevolmente, è gravissimo. La messa in onda di trasmissioni come quella di santoro non fa che trasmettere al mondo l'immagine generalizzata dell'omosessuale come persona che pensa solo a divertisi, mettersi in mostra e fare sesso, quando poi questi sono una mera minoranza.
Perchè mai allora gente che si sente diversa da noi e che manifesta la propria diversità e la propria fierezza nella diversità dovrebbe poi venire a supplicarci di trattarli come normali? Sono loro i primi a riconoscersi anormali, tutto ciò non ha senso!
Ciò dovrebbe forse invogliarci a far loro delle concessioni immotivate, come il matrimonio od altre cose ancora peggio?
Alla fine le uniche vittime sono quegli omosessuali invisibili, che magari mai t'aspetteresti, ma che hanno il buon gusto di non venire a sbattertelo in faccia come se il mondo non avesse altro di più serio a cui pensare che non a questi fenomeni da circo. Quelli che fanno della mitezza e della non provocazione un valore. Quelli che, forse, trovano anch'essi gratuiti e irritanti i fenomeni da circo.
Certo che, per arrivare a farci difendere mastella, servivano proprio dei fenomeni. IL GOVERNO E' CADUTO, PRODI SI E' DIMESSOGià si parla di rimpasti, già l'UDC si fa avanti.
Semplicemente inevitabile. Unica definizione riguardo a quello che è accaduto ieri al senato. Il governo è caduto e Prodi si è recato dal Presidente Napolitano a rassegnare le dimissioni, per poi uscire dal colloquio dicendo di essere pronto a rimanere al suo posto. Ovvero sulla sua poltrona.
Tutto l'ex-governo si scaglia su Rossi e Turigliatto, ma sono solo due innocenti capri espiatorii. Tutt'al'più degni di stima per il loro coraggio e la loro coerenza: mandare tutti a casa, loro compresi, per l'ideale che li aveva messi al governo. Lodevole. Ma anche se avessero votato a favore la mozione non sarebbe passata comunque, dato che non avrebbero raggiunto il "+1" che fa parte del quorum. E poi è inutile accanirsi su loro due, la parola di partenza del discorso è "inevitabile", forse hanno solo accorciato le sofferenze della povera Italia.
Tutta l'Italia chiede di ritornare a votare, eppure la decisione viene ancora rimandata ed il Presidente ha dato avvio alle consultazioni, che termineranno domani sera. Ultimo consultato sarà Ciampi, che mandò a casa gli ultimi due o tre governi comunisti prima di Berlusconi. Pare comunque certo che si chiederà la fiducia alle camere e che queste riusciranno a garantirla. E saremo daccapo, ancora avanti per qualche mese, poi ancora consultazioni.
Intanto già si organizzano tradimenti e passaggi di schieramento. Prodi è favorevole ad inglobare nella maggioranza singoli elementi dell'opposizione. Non che gli serva altro, visto che ieri sono andati sotto di due voti soli. Già l'UDC prepara le basi per un eventuale cambio di parte: Cesa ha messo ha disposizione l'intero partito a condizione di una discontinuità con la linea di governo precedente.
Terza e più subdola ipotesi è quella proposta da più parti, ovvero di tenere in piedi un governo temporaneo per sistemare la legge elettorale e poi tornare a votare. Vi si legge la chiara volontà di non offrire alla CDL l'opportunità che tanto ha (s)favorito l'ex-governo. Grazie alla legge elettorale l'Unione ottenne ben sessanta e più seggi al parlamento, in virtù del premio di maggioranza, pur contando sulla maggioranza nel popolo di soli 25mila voti. Oggi sarebbero sotto di ben più di 25mila voti, così preferiscono eliminare questo aspetto che li metterebbe non all'opposizione, ma in impalpabile minoranza. Secondo gli attuali sondaggi infatti la futura maggioranza potrebbe avere non sessanta, ma anche cento e più seggi di maggioranza al parlamento ed una dozzina almeno al senato. Pare quindi ovvio che l'ex-governo non abbia piacere che si torni a votare con l'attuale legge elettorale.
Altro motivo per cui si spera di poter continuare ad andare avanti con un governo provvisorio, con la scusa della legge elettorale, è quello delle pensioni, che ricordiamo necessitino due anni e mezzo di duro lavoro da parlamentare per essere ottenute. Visto che non è trascorso nemmeno un anno, pare difficile che possano i parlamentari stessi andare dal Presidente per suggerire di tornare a votare. Così, partendo dalla legge elettorale, si troverebbero ancora nuovi punti necessari all'Italia tanto da non poter attendere l'interruzione di qualche mese (che poi di fatto non c'è) tra un governo ed il successivo.
In breve siamo tornati al clima torbido che si viveva fino al 2001. Un governo all'anno e tante, tante manovre di palazzo per il fine supremo dell'interesse dei politici. In somma, fiduciosi nel futuro, attendiamo di conoscere le prossime porcherie. PASSATI GLI PSEUDO-PACS, SI CHIAMANO "DICO"E, soprattutto, con le coppie di fatto e gli omosessuali non c'entrano nulla.
Approvato ieri al consiglio dei ministri il disegno di legge della Bindi. Si parlava di pacs ed alla fine è venuto fuori tutt'altro, a partire dal nome, "dico", che sta per "diritti delle persone stabilmente conviventi". Il caro mastella aveva promesso che si sarebbe opposto, ma la cosa migliore che è riuscito a fare è stato essere assente al consiglio, ovvero defilarsi. Ma ha comunque annunciato il no al senato, specificando però che non ha intenzione di mettere in crisi il governo. Che, in italiano, significa che se il suo no mettesse a rischio la sua poltrona, sarà ben disposto a sacrificare gli ideali (e la fede). Ma, Dio ce ne scampi, sempre per amore della Patria!
Altri oppositori che ci piacerà di vedersi imboscare saranno i Teodem ed i Teocom, tutti dalla parte di Dio, ma se con la pensione da parlamentare è meglio. Comunque poco danno, dato che alla fine questo testo è una mera buffonata e, di fatto, delle unioni omosessuali non riconosce proprio nulla. Perchè è vero che potranno dichiararsi conviventi all'anagrafe anche le coppie omosessuali, ma lo potranno fare non in quanto amanti omosessuali ma in quanto conviventi. Infatti così potranno fare lo stesso tutti i conviventi dello stesso sesso, come fratelli, cugini, padri e figli, zii e nipoti. L'importante è la convivenza spinta dal sentimento di affezione, l'amore coi "dico" non c'entra nulla. O meglio, è estremamente generalizzato, tanto da contar ben poco.
Anche perchè sono comunque rimasti fuori i punti più importanti a cui volevano giungere i nostri zimbelli di governo, ovvero le pensioni e le adozioni. Le pensioni non saranno dunque reversibili, ma era più che logico. Tuti si aspettavano che avrebbero potuto passarsi la pensione (che voglia abbiano, dati i presupposti, non si sa!), ma hanno fatto i conti senza Visco. Già, con che soldi? Visco e Bersani e Padoa Schioppa stanno provvedendo a toglier le pensioni a chiunque con la finanziaria, figuriamoci se si potevano preoccupare a farle passare tra parenti e finocchi! Stesso discorso per le adozioni: avendo allargato a dismisura il raggio d'azione dei pacs, tanto che tali non sono più, solo per non creare eccessivo panico (e arrischiare la pensione), l'adozione non ha più senso.
E le stesse riflessioni, seppur leggermente variate, spopolano anche a sinistra, soprattutto in ambito omosessuale. Perchè le nostre signorine si sentono ancora oppresse, anzi, addirittura prese in giro. E la cosa divertente è che, per una volta, hanno pure ragione! E' un contentino minimo concesso dal governo, nulla di più. Tanto per farli star zitti, per avere qualche mese di pace. Che, ovviamente, non avremo. Proprio perchè, sebbene sia un progetto di legge con conseguenze leggerissime ed in parte condivisibili, è comunque un passo indietro verso la legittimazione delle unioni omosessuali. Diluiscono il veleno nel tempo, cercando di far passare per normale ciò che non lo è affatto, complici il tempo e l'assuefazione alle "moderne" dottrine del vivere. Così, a forza di ripeterci e mostrarci omosessuali da tutte le parti tra qualche anno saremo certi che essi siano la norma. Il Signore abbia pietà di noi.
Comunque a noi piace vedere il bicchiere mezzo pieno e invece di stracciarci le vesti pensiamo sia più proficuo deridere questi fenomeni da circo, aspettando poi di piangere quando la questione passerà al Parlamento. Aspettando al varco mastella e tutti gli altri teopartiti. Sempre che non si diano ancora per malati. LA GIORNATA DELLA MEMORIA SELETTIVAUnici in lista gli ebrei, tutti gli altri al dimenticatoio
Oggi, tutti tutti lo sanno, è la giornata della memoria. Ed anche se il Presidente della Repubblica Napolitano ha sbagliato giorno (lo ha festeggiato il 25 gennaio), è comunque oggi. Commenteremo poi il contenuto del discorso principale del Presidente, a nostro avviso delirante, ma non adesso, 'chè non è il momento ed il luogo adatto. Ma torniamo ad oggi.
Apprendiamo con tristezza che il dl presentato da mastella sia stato approvat, addirittura all'unanimità, dal consiglio dei ministri, dando così un altro calcio alla libertà con cui questi politici da tre soldi si sciaquano tanto la bocca. Speriamo che presto una tal legge possa essere abrogata o ritenuta illegittima dalla Corte Costituzionale.
Nessuno si sognerebbe mai di negare quel che avvenne sessant'anni fa, quasi nessuno mai si sognerebbe di pensare che sia stata una bella cosa, quasi nessuno avrebbe piacere che cose simili si ripetessero. Quasi perchè i dissennati esistono, è innegabile. Ma è necessario per via di quattro idioti impacchettare una legge che limiti ancor di più la libertà di espressione e di pensiero? E' opportuno? E' questa la democrazia? In somma, si stava meglio quando si stava meglio.
C'è però una cosa che bisognerebbe domandarsi: ma tra tutti gli sterminii avvenuti nella storia, di cui molti portati a termine anche più efficacemente di quello degli ebrei, ma perchè questo è così importante da avere pure una giornata che lo Stato italiano gli dedica? Gli altri sono forse degni di essere dimenticati?
Se vi parlo di curdi, kosovari, italiani nell'Impero, cristiani in Russia e Cina dal 1917 in poi, polacchi, zingari e chi più ne ha più ne metta sapete bene di cosa parlo, spero. E tutte le vittime degli sterminii nelle guerre civili africane. E ancora più indietro e più lontano ci sono gli indiani d'America e le popolazioni aborigene centroamericane. E gli aborigeni australiani. Tutti li conoscono. La storia ha fatto collezione di sterminii e di popoli oppressi ed anche adesso la collezione si espande, mentre io scrivo e voi leggete.
Eppure, tra tutti i casi di cui pochi ne ho riportati, solo questo è degno di essere ricordato. Non so a voi, ma a me pare un trattamento iniquo ed ingiusto. Allora la risposta che più mi viene fornita è che la giornata della memoria non è dedicata solo agli ebrei, ma a tutti i popoli perseguitati lungo il corso della storia. Sarà vero? Io non so, ma forse può schiarire la mente il testo della legge che ha istituito tale giornata della memoria:
Legge 20 luglio 2000, n. 211
"Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti"
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000
Art. 1.
La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
Art. 2.
In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere.
- FINE -
Forse ho bisogno di rifarmi gli occhiali, ma io vedo elencati solo ebrei e, velatamente, comunisti e partigiani. Degli altri milioni di persone ingiustamente morte, ma in diverse circostanze e quindi non legittimati alla memoria, non vedo traccia neppure simbolicamente. Per ricordare uno sterminio si vuol sterminare la memoria delle altre vittime della storia. E nella mischia si è degnamente messo anche il nostro Presidente, che l'altro ieri, oltre ad aver dimenticato la data della giornata della memoria, si è dimenticato di tutti gli altri, ovvero si è ricordato solo di "alcuni". Alla faccia dei principii varii di uguaglianza e di tutte le altre belle chiacchere con cui ci insudiciano le orecchie.
Comunque, l'avevo promesso, ricorderò il 27 gennaio non per via dei giudei, ma perchè è il giorno in cui sono diventato antisemita. Spero in futuro di poter anche ricordare una data in cui avrò cessato d'esserlo. MASTELLA, IL SUPERPROTETTORE DELLA VERITA'Oggi al consiglio dei ministri un DDL contro il negazionismo della shoah.
Che mastella è un idiota è così chiaro a tutti che non c'è bisogno di nessuna legge che lo certifichi. Ma nonostante questo qualcuno ha avuto anche il coraggio di votarlo ed ora lui sente il bisogno di esercitare il suo strapotere sul mondo che lo ha eletto capo. Ma non si rende conto che gli hanno dato un ministero tanto per dargli un contentino e che, in fondo in fondo, non gli interessa un beneamato cavolo a nessuno di quel che pensa? Ma, forte della situazione con cui abbiamo aperto il discorso, continua a far danni in giro per il mondo. Prima l'indulto, ora questo...
Ma basta retorica, nulla era casuale: per eliminare i nemici della verità di Stato ha preventivamente sgomberato tutte le carceri, ecco tutto. Come dire, per imprigionare gli stupidi ha liberato i ladri e gli assassini. Era proprio quello che ci voleva, un mondo di razionali criminali liberalizzati. Forse gli sfuggono un po' di conseguenze di quel che sta facendo. Il decreto, futura legge, serve (teoricamente) per arginare il filone negazionista che, non avendo la libertà di esprimersi, dovrebbe tendere ad estinguersi. Nulla di più sbagliato, è semplice a un bimbo. Anzitutto perchè così facendo darebbe una secca coltellata alla Libertà di espressione, già limitata alquanto dalla legge Scelba (l. 645/52) che impedisce ad una particolare categoria di cittadini (quale mai?) di esprimersi e di rappresentarsi in politica mediante l'abile e banale stratagemma del reato di ideologia. Secondo poi perchè questa legge futura è già acclamata dalla comunità ebraica: quale scusa migliore per gli antisemiti se non di dire che ora gli ebrei sono anche limitatori della Libertà e giudici della Verità? E non avrebbero affatto torto. Terzo perchè allora i razzisti, gli antisemiti ed i negazionisti si ergerebbero nel mondo come difensori della Libertà, quando sono solo dei cialtroni ignoranti. Ma ancora non avrebbero gran torto. Quarto perchè varare una legge contro i negazionisti equivarrebe a certificare alcune condizioni socio-culturali che non sono reali. Significherebbe ammettere che i negazionisti sono in gran quantità tanto da dover scomodare lo Stato per legiferare. E non è vero. Significherebbe ammettere che gli italiani sono una massa di stupidi ed ignoranti facili al plagio da parte di folli. E non è così tanto vero. Significherebbe ammettere che la cultura italiana non è in grado di rispondere a tono e dimostrare le proprie ragioni nel confronto coi suddetti cialtroni ignoranti. E speriamo che non sia vero. In definitiva porrebbe le basi perchè lo Stato descriva la sua verità, concetto che si può applicare in qualsiasi campo. Si comincia con la storia, si passa alle scienze, poi alla filosofia ed infine a tutto ciò che riguarda l'intelletto umano. Si potrebbe finire con una bella dittatura della verità di Stato, tanto per gradire. Ci sono due esempi di stati esteri che adottano politiche simili: in Turchia è reato parlare degli sterminii in Kurdistan come fatto reale e la stessa cosa vale per le vicende di piazza Tien An Men in Cina. Due esempi abbastanza eloquenti. Il bello è che nemmeno la verità di Stato è assoluta: dipende da chi governa. Così come oggi potrebbe divenire reato negare l'olocausto, un domani potrebbe divenirlo una qualsiasi affermazione in campo storico, a seconda del governo, o in tutti gli altri campi abbracciati dal pensiero e dalla conversazione. Se vincessero mai i cattolici potrebbe divenire reato parlare bene dell'aborto. Se vincessero gli atei potrebbe divenir reato affermare che Dio esiste. Semplicemente perchè, per chi scrive le leggi, non esiste. Basta questo, no? Usare questo metodo, di facile applicazione ed abuso quando si crea un precedente, potrebbe portare al declino della Democrazia stessa e certamente della Libertà. Dimostra inoltre che la parte della società che si occupa dell'educazione ha fallito ed è, quindi inutile. E allora a che pro studiare per anni? Basterà leggere bene il codice penale per sapere cio che è vero e ciò che non lo è, per farsi una cultura. La cultura. Dallo sbarco sulla luna alla morte di James Dean, tutto ciò che è storicamente vero ma che alcuni folli mettono in dubbio dovrebbe essere stabilito per legge, con le relative sanzioni per i dissidenti culturali. E tutti gli altri popoli che hano avuto problemi di sterminio, poi? Cos'è, della verità delle loro vicende storiche è concesso dubitare? Forse mastella mette in dubbio che vi siano stati altri popoli con problemi simili, se non peggiori, agli ebrei? Poteva andarlo a spiegare ai giudici di Saddam Hussein, sarebbe stato più utile. Meglio un tiranno vivo che l'assassinio della Libertà. E intanto, riportano i giornali, le comunità ebraiche gongolano. Non abbiano poi a lamentarsi se gli antisemiti parleranno della dittatura del giudaismo. Perchè le parole dei folli diventerebbero la realtà e i folli saranno sempre di più. Se una legge così stupida esisterà anche in Italia anch'io diverrò antisemita, sebbene adesso abbia in ischifo tali persone. Meglio coi matti che con gli stupidi, soprattutto quando i matti cominciano ad avere ragione. Per fortuna le critiche a tale decreto arrivano da tutte le parti, compresa la sua. Tanto per chiarire che contro i cialtroni ignoranti sappiamo cavarcela anche senza le leggi di mastella, che se tornasse alla vanga ed alla zappa farebbe un favore a molti, a cominciare da chi l'ha votato. Se un tal decreto dovesse passare e divenire poi legge ci abbasseremmo al livello delle altre democrazie pseudoliberali europee e, contemporaneamente, delle peggiori dittature della storia. Oltre ad essere un insulto alla primeggiante intelligenza del Popolo italiano. Sarebbe più proficuo negare a mastella la possibilità di esprimersi, a priori. LEGGE PECORELLA: INCOSTITUZIONALEE checchè ne dicano Berlusconi ed i suoi era abbastanza palese
Non c'è da stupirsi se la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale una legge che, anche agli occhi del più ingenuo, lo era. E, soprattutto, che puzzava di marcio, basti analizzarne i natali. La legge prese il nome dall'on. Pecorella, che la portò alle Camere in qualità di parlamentare di Forza Italia e, guardate le coincidenze!, avvocato di Silvio Berlusconi. La legge fu, strano a dirsi, contestatissima già sul nascere ed una volta approvata dalle Camere, nel gennaio del 2006, giunta davanti al Presidente Ciampi, questi si rifiutò di firmarla, proprio perchè anche da lui ritenuta "palesemente incostituzionale". In tutta fretta la legge fu rimaneggiata alle camere, vista la prossimità della fine della legislatura, e fu riportata, praticamente identica, sulla scrivania del Presidente. Il quale, stavolta, fu obbligato a firmarla, in quanto è previsto dalla Costituzione che il Presidente della Repubblica non possa rinviare una legge alle Camere più di una volta.
E, finalmente, nei giorni scorsi la sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato tale legge illegittima in particolare per quanto riguarda gli articoli 1 e 10, dove rispettivamente si sanciva l'impossibilità per il PM di ricorrere in appello contro sentenze assolutorie di primo grado e si dichiaravano inammissibili gli appelli proposti contro sentenze di proscioglimento antecedenti al 9 marzo 2006, data di entrata in vigore della legge. Guardate ancora le coincidenze, era previsto a breve l'inizio del processo di appello contro Berlusconi per il caso Sme, mancava solo da stabilire la data, e come nulla è svanito grazie alla legge.
Ricordiamo poi il caso della ex-Cirielli, che, accorciando i tempi di prescrizione, fece terminare, in quanto trascorsi i tempi di prescrizione, diversi processi che vedevano Berlusconi imputato per appropriazione indebita, falso in bilancio e frode fiscale. I processi stanno continuando solo per alcuni limitati eventi posteriori al 1999, ma presto saranno prescritti anche questi e sicuramente i processi non saranno stati conclusi. Ovvero, ancora le coincidenze, Berlusconi si salva per un soffio.
Una volta il concetto terra-terra di libertà era "la libertà dell'individuo finisce dove comincia quella altrui". Fino a qualche giorno fa potevamo invece dire che "la libertà dell'individuo finisce dove comincia Silvio".
E' vero che il sistema giudiziario italiano va riformato nelle strutture e nelle procedure in quanto ormai sotto certi aspetti obsoleto, ci basta ricordare che la carriera da magistrato, giudicante o requirente che sia, va avanti per anzianità anzichè per merito. Ma questo non significa accanirsi contro la Giustizia per conceder tregua ai criminali. E' una manovra tale e quale all'indulto, illogica e controproducente. Già, perchè, oltre a Berlusconi, anche altre persone hanno evitato i successivi gradi di giudizio anche se forse non certamente innocenti, seppure stabilito in primo grado, a cominciare dai militanti islamici e presunti terroristi assolti a Milano in maggio del 2005. Neanche per loro il processo è proseguito e (forse) non si conoscerà mai la verità, per ora sono solo innocenti certificati. E così è innegabile che anche altri criminali abbiano goduto dell'accorciamento dei tempi di prescrizione, tornando alla ex-Cirielli.
In fondo è assolutamente logico che questa legge fosse una pedata al Diritto, in quanto crea una situazione di disparità tra le parti di un processo. Perchè mai l'accusato dovrebbe avere a disposizione tre gradi di giudizio per dimostrare la sua innocenza, sempre salva se non smentita, mentre il PM, che rappresenta la sete di verità del Popolo italiano, dovrebbe averne solo uno per dimostrare la colpevolezza di chi lo è realmente? Si potrebbe rispondere che se l'innocenza di un imputato si è manifestata chiaramente da subito, in fondo non è necessario proseguire oltre, perchè a rigor di logica nella maggior parte dei casi si giungerebbe ad uno stesso risultato, rubando tempo invece a questioni più serie. E ciò non è errato, in linea di principio.
Bisogna però ricordare che i giudici sono fallaci in quanto persone. E che gli errori (e gli inganni) che siano dovuti ad inesperienza, imperizia (o alla coscienza sporca) accadono e neanche tanto poco frequentemente. E così come possono essere in negativo, mandando innocenti nelle galere, possono anche essere in positivo lasciando liberi criminali. Sempre che ciò possa dirsi positivo. Ed è ciò che stanno facendo Berlusconi, Bondi e tutti gli altri tirapiedi della coalizione continuando a difendere questa legge con le unghie e con i denti. NAPOLITANO E LA MEMORIAIl Presidente ha problemi di memoria nel giorno della memoria (che però non è e allora tutto va bene)
Si sa, certa gente non ha la memoria per le date. A cominciare dal nostro Presidente della Repubblica, che, nel celebrare la giornata della memoria, ha soltanto dimenticato la data esatta. Per questo oggi il nostro articolo termina qui. Perchè noi, a cui piace ricordare meglio che ad altri, ci ricordiamo la data corretta di tale ricorrenza e quindi esprimeremo le nostre impressioni a riguardo nel momento giusto, che, tanto per ricordare, sarà il 27 gennaio e non il 25, che è oggi. UN NUOVO BLOG PER L'APOLOGETAMa comunque non spariremo da qui
Perseverando nell'attesa di poter uscire su carta, l'Apologeta si crea un secondo Blog per esprimersi, all'indirizzo http://it.facebox.com/apologeta. Rimarrà comunque attivo ed aggiornato questo "vecchio" blog su MSN, da cui molti continuano a leggerci (almeno quando possiamo prenderci la briga di scrivere).
Il motivo è che, inserendoci in altre comunità, abbiamo più opportunità di farci vedere. E che provocatori saremmo se non cercassimo visibilità? E inoltre stiamo provvedendo anche alla creazione di un sito apposito dove far uscire l'Apologeta, libero da altri opprimenti community e con una grafica più "adatta" al contesto che ci vogliamo creare attorno. Purtroppo il periodo langue, sia nel sociale che in politica, e poco di rilevante accade in Italia, fuori dalle quotidiane dissennatezze. Ma non disperate, ora che Welby si è prestidigitato fuori di scena (e che per fortuna lo stiamo dimenticando), abbiamo un altro succulento argomento di cui parlare: il pubblico riconoscimento delle coppie di fatto eterosessuali e, soprattutto, omosessuali. L'appuntamento era stato fissato ad inizio dicembre, ora che il tempo è scaduto già si cominciano a sollevare le brezze che annunciano la bufera. E noi non ci asterremo dal soffiare insieme ad Eolo, nel nostro piccolo... SADDAM HUSSEIN "GIUSTIZIATO"Giustizia è fatta?
Avevamo già espresso la nostra opinione su una possibile esecuzione del Rais in occasione della prima sentenza, in definitiva non troppo dissimile dalla seconda. E' morto un altro dittatore, adesso sì che possiamo dormire sonni tranquilli!
Il fiero popolo iracheno festeggia la morte di colui che plaudiva per le strade fino all'altro ieri, Bush gongola di gioia ed, in fondo, anche gli amici di Saddam. Perchè avranno modo di dimostrare il dissenno che guida la campagna d'Iraq: fare una guerra per stabilire un nuovo ordine e, alla prima occasione, agire come se nulla fosse cambiato. Propagandando quindi solo odio, vendetta e violenza gratuita.
Ne son fieri la magistratura irachena e gli esecutori della condanna: giudicato con le sue stesse leggi, condannato con le pene usata da lui stesso, negli stessi luoghi dove avvenivano i suoi crimini. In somma: ucciso come uccideva lui, dittatorialmente. E cosa è cambiato allora? Il padrone, ma il sistema è sempre lo stesso. Come si può non capire gli amici di Saddam, che mentre si stracciano le vesti per il dolore nascondono un ghigno di soddisfazione? Hanno perso un capo, ma hanno guadagnato un martire.
Facciamo poi ancora i complimenti al sistema giudiziario iracheno: mai visto un processo così rapido. Ed una condanna eseguita con tanta prontezza. Se pensiamo che la Franzoni sono anni che è condannata e non fa altro che girare per le televisioni...
Una condanna a morte non può che essere disprezzata, qualsiasi dittatore o criminale colpisca. La pena di morte non è che segno di inciviltà, soprattutto in chi la applaude senza aver preso parte alle decisioni. Una soluzione definitiva e senza nessuna responsabilità. Così come il presidente americano, che vede un suo nemico sparire senza che egli abbia in qualche modo la coscienza lorda. Per fortuna non siamo tutti americani, contrariamente a quanto vorrebbero farci credere.
Non pensiate che stiamo tessendo l'apologia di un dittatore, quello lo abbiamo condannato da sempre ed a priori. La nostra è l'apologia dell'uomo, vittima dell'ipocrisia e della vendetta. Nonchè strumentalizzato dalle televisioni di tutto il mondo per misere questioni di ascolti. Chi non ha visto le immagini del suo cadavere alla televisione? Ciò non è avvenuto neanche per i morenti di spettacolo d'avanguardia, come il caro Welby, perchè mai umiliare così un povero Cristo morto ammazzato? La tragica gioia del modo "civile" gli ha voluto negare perfino l'intimità della morte, attimo in cui non si è che soli con la propria coscienza, anche se c'è un pubblico che assiste impaziente.
E poi diamo dei barbari agli orientali... sarà pure, ma non ci siamo dimostrati da meno. Anzi, se loro sono Barbari, noi siamo barbari prepotenti e superbi. E le vere vittime sono coloro che sono morti orgogliosi per un cambiamento che a quanto pare non c'è stato e che, se questa è l'aria che tira, pare che tarderà ancora. WELBY DELEGITTIMA L'EUTANASIALa sua giusta fine distrugge le fondamenta per la legiferazione in proposito
Dopo la condanna della morte di Welby, non come fine, ma come svolgimento, passiamo ad analizzare un attimo le conseguenze dell'atto dei radicali secondo un preciso percorso nella storia e nel significato della questione.
Punto primo: Welby ha scelto volontariamente di sottoporsi alla sua agonia. La sua intubazione è avvenuta a causa della sua incoscienza nel momento dell'atto materiale e perchè aveva scelto di essere custodito dalla sanità pubblica nel periodo precedente e, per forza di cose, in quello successivo. Se avesse scelto di proseguire il suo processo di paralisi a casa sua e senza assistenza dello Stato, o con assistenza privata (tanto pagano i radicali), al momento opportuno sarebbe morto per la sua incapacità di respirare. Se avesse scelto al momento opportuno di interrompere la sua terapia nessuno gli avrebbe mai detto nulla e sarebbe già morto da anni.
Punto secondo: per lo Stato non incominciare una cura è totalmente diverso dall'interromperla. Se avesse fatto in modo che la sua intubazione si fosse presentata impossibile o difficoltosa, come già detto, nessun medico sarebbe mai finito sotto processo. L'interruzione della sua terapia, anche se non volta alla guarigione ma alla "sopravvivenza", sarebbe stata, e sarà, fonte dei guai giudiziarii per il medico operante e per tutti quelli a conoscenza dello svolgimento. Interrompere la sua cura equivale non a lasciarlo morire, bensì ad ucciderlo. Anche se non è così.
Punto terzo: Welby poteva morire, così come qualche giorno fa, in qualsiasi momento. Welby, come vicepresidente dell'associazione Luca Coscioni e come showman di punta dei radicali, non avrebbe mai avuto problemi a trovare un medico che gli offrisse la stessa morte in qualsiasi momento. Se si pensa che l'abbiano fatto con una relativa tranquillità in questo momento, con l'attenzione collettiva concentrata addosso, figuriamoci prima che il caso divenisse caldo oggetto di discussione, ovvero quando erano in pochi ad occuparsene. Welby avrebbe avuto quel che voleva mesi od anni prima. Ma non avrebbe sollevato il suo caso e posto le basi nell'opinione pubblica per legiferare sulla morte.
Punto quarto: Welby si è strumentalizzato volontariamente per combattere una battaglia politica. Sebbene siano veramente pochissimi a poter pensare che Welby sia stato il regista della questione, sono quasi tutti d'accordo sul fatto che si sia prestato come attore in questa farsa volontariamente. Non solo lui, ma tutta la sua famiglia, anche acconsentendo all'accanimento dei media sul suo caso. Alcuni parlano di ricatto mortale, del tipo: "se vuoi morire devi farlo in televisione", ma riteniamo che sia da escludersi, visto quanto già detto.
Punto quinto: Welby ha aspettato volontariamente il cambio di governo. Welby avrebbe potuto scrivere al Presidente della Repubblica in qualsiasi momento, prima di questi tre mesi, dato che la sua condizione è rimasta la stessa per circa tre anni, da quando fu intubato. Il fatto che lo abbia fatto solo ora non può che far concludere che egli abbia aspettato volontariamente, anche se magari gli è stato consigliato, ma tant'è, l'avvento di un governo di sinistra e di un Presidente della Repubblica comunista. Non è credibile che sia stato tranquillo in quello stato per tre anni e che poi, di colpo, abbia pensato alla morte come soluzione al suo problema.
Punto sesto: Welby si prodigava per la legalizzazione dell'eutanasia, pur essendone estraneo. Welby e tutta la sua famiglia, nonchè l'associazione ed il partito, hanno sempre avuto come fine la legalizzazione dell'eutanasia e per giungere allo scopo hanno strumentalizzato il caso, che però non ha nulla a vedere con l'eutanasia. Non possiamo non pensare che la confusione tra i due distinti argomenti non sia stata fatta di proposito, coll'intento di creare nella Nazione una opinione su due diverse questioni facendo leva sulla giusta pietà causata da una sola delle due. E comunque, anche se Pannella ha sempre distinto le due cose, il resto della fazione radicale ha sempre giocato sulla confusione, quindi sull'imbroglio. Quel che è veramente grave è che la controparte abbia la stessa confusione, anzi, mentre i radicali questa confusione la creano ma non l'hanno, la destra (così come la cattosinistra) ignora i concetti e basta, non utilizzando quindi un punto forte nella discussione e cadendo vittime del gioco dei radicali.
Punto settimo: Welby è morto in un contesto illegale. Welby ha deciso di morire senza che il tribunale si esprimesse definitivamente sul suo caso e prima di veder legge tutte le ciance dei radicali e dell'associazione Coscioni. E' stata l'ennesima decisione sbagliata, quella che potrebbe tagliare le gambe a tutta la questione. Vediamo subito il perchè.
Prima conclusione: l'eutanasia può essere applicata senza problemi al di fuori della legalità. Il caso welby ci insegna che basta essere il vicepresidente dell'associazione Coscioni o comunque un affiliato ai radicali per avere il diritto di violare le leggi dello Stato ed, anzi, di agire a prescindere da esse. Una volta fatto, tanto, che gli potranno mai fare? Lo arrestano? E così può allora essere per molti altri che lo vogliono, basta chiedere aiuto ai radicali e loro, magari con più modestia e discrezione che in questo caso, violano la legge per chi lo voglia.
Seconda conclusione: la legalizzazione dell'eutanasia diventa inutile. A che pro legalizzare qualcosa che può comunque essere fatto impunitamente, anche se la Legge lo vieta? Chi ha compiuto l'atto ha voluto agire fuori dalla Legge, quindi non la ritiene necessaria per i fini della battaglia. Staccando la spina di Welby prima che la Legge lo consentisse ha tacitamente dichiarato l'inutilità di essa in questo ambito, quindi perchè mai legiferare su cose che non la riguardano?
Terza conclusione: chi ha compiuto l'atto deve essere condannato secondo la Legge attuale, almeno fin quando non cambierà la visione dell'accanimento terapeutico. Checchè ne pensino i radicali e i propagandisti della morte libera, la Legge c'è, per quanto sbagliata o imperfetta, e di conseguenza deve essere applicata. E chi ha, secondo la Legge, ucciso Welby, così come chi era presente o a conoscenza e non ha tentato d'impedirlo, deve essere condannato. Se poi la visione della legge sull'argomento dovesse cambiare verranno liberati, come previsto, perchè quel che loro hanno fatto non costituirà più un reato.
In poche parole sembrava che Welby fosse un uomo forte e di pazienza, ma così non si è dimostrato. L'essersi lasciato morire troppo presto vanifica moralmente la sua battaglia, sia sotto gli aspetti accettabili, come l'interruzione dell'accanimento terapeutico, sia sotto il barbaro aspetto dell'eutanasia. Per non aver aspettato ancora qualche giorno o qualche mese, ha buttato via anni della sua agonia, che, abbiamo visto, sarebbe potuta terminare molto prima.
Ma politica e ragionamento sono ben distanti, quindi non vediamo troppi problemi per i comunisti ed i radicali a continuare il loro tentativo di legiferazione, continuando soprattutto con la confusione e con le ostilità al cattolicesimo.
Nella prossima puntata ci occuperemo dell'ambiguità dei radicali nel trattare la malattia, così come della strumentalizzazione che fanno, per fini politici, di casi particolarmente drammatici. Parleremo del caso di Welby per consentire la morte prematura dei malati e di quello di Luca Coscioni, malato terminale che voleva guarire, però sulle spalle degli embrioni. La contraddizione del voler morire o guarire a tutti i costi, senza rispetto per il corso della natura e senza il coraggio di affrontare le difficoltà. PIERGIORGIO WELBY E' MORTOEd ora che ha avuto la bicicletta pedalare tocca a noi...
Ieri sera un medico esponente dei radicali ha staccato la spina che teneva in vita Piergiorgio Welby. Tra il pubblico la famiglia e Pannella. Sembrerebbe finito il caso, invece è solo cominciato. Welby doveva morire, su questo non ci piove. Va bene condannare l'eutanasia, morte vigliacca per eccellenza, ma con questo caso non c'entra. Il caso di Welby, checchè se ne dicesse, è stato un episodio di impeccabile accanimento terapeutico, nulla di più. La differenza? Semplice: Welby è stato lasciato morire, come prevedeva lo stato della sua malattia. Nulla di male, ci si cura fin che si può, ma quando il tempo è finito è finito. L'eutanasia invece è un'altra cosa, ben differente. L'uomo sottoposto ad eutanasia, contrariamente a chi interrompe un accanimento terapeutico, non viene lasciato morire, bensì viene ucciso. Generalmente con iniezioni di tranquillanti, anestetici e veleni, come i condannati a morte americani. Semplice e concisa. Interrompere l'accanimeto terapeutico significa arrendersi al corso della natura, eutanasizzarsi significa prevenirla e scegliere di non affrontare le difficoltà, anche quando il male non è incurabile. Allora spunta fuori la solita riflessione polemica che in questi spazi non manca mai: ma perchè i radicali ed i favorevoli all'eutanasia si appellano ad essa chiamandola "morte dignitosa"? Cosa c'è di dignitoso nell'aver paura di lottare, tanto da farla finita subito per paura delle sofferenze che ogni cura, più o meno efficace, può portare? Oltretutto questi signori che si sottopongono all'eutanasia, secondo parere d'eroi, quasi sempre sono anche in condizione di finirla da soli, eppure lo lasciano fare ad un medico. Quindi, deduciamo, non sono altro che dei vigliacchi. Primo perchè temono le difficoltà che la vita può riservare, secondo perchè non hanno neppure il fegato di uccidersi da soli, hanno bisogno della mamma. Eppure non ci vuol molto ad impiccarsi, spararsi in bocca o, alla peggio, buttarsi da una finestra. E invece no. E poi ancora fa rivoltar lo stomaco la brutta faccia della politica, che fa di tutt'erba un fascio. Confondere e discutere di eutanasia ed interruzione di accanimento terapeutico insieme significa solo voler annebulare la mente di chi segue la vicenda dall'esterno e tenta di farsi un'idea. Portandolo poi ad esprimere opinioni inutili, perchè semplicemente non conosce l'argomento di cui parla, ma ripete cose sentite dire nella confusione. Così, ora, sfruttando il caso di Welby, su cui hanno interrotto l'accanimento terapeutico, tenteranno di legiferare in materia di eutanasia, discorso ben più complesso e delicato. Ma la democrazia, si sa, prevede proprio questo: una stanza piena di ignoranti che prendono decisioni per l'intera Nazione senza sapere di cosa discutono. In Italia, in particolare, ne abbiamo più volte avuto la riprova. E' poi divertente come si strumentalizzi la questione, specie dai radicali, per attaccare gratuitamente la Chiesa Cattolica. Quando poi, nello specifico, non ha mai preso una posizione e quando essa stessa, nella Dottrina della Chiesa Cattolica, espone chiaramente la contrarietà all'accanimento terapeutico. Non ci vuol molto a dedurre che quindi, sebbene non apertamente, avesse appoggiato in pieno la morte di Welby. Mentre ha sempre espresso, in pieno diritto, la contrarietà all'eutanasia. Dunque gli interventi della Chiesa nell'argomento hanno un solo messaggio: non legiferate di fretta su argomenti così delicati. Ovvero: prima di parlare (cioè di dettare il tuo pensiero in forma di legge) pensa (informati e prendi coscienza dell'argomento). Che dunque Welby sia morto non crea scandalo in quasi nessuno, tranne nei giudici che ora esamineranno la questione. Possiamo riassumerne il senso della faccenda in una battuta: quando Dio ti invita a cena non è bello arrivare in ritardo, ma neanche presentarsi in anticipo. E Welby era, suo malgrado, in ritardo. E parecchio. E' arrivato il momento delle ultime domande, in conclusione. Quelle cattive, ma meditate: Ma se Welby si trovava in questo stesso stato da anni, sempre attaccato alla stessa macchina, come mai il suo caso ha fatto così tanto scalpore solo adesso? Come mai si è accorto solo ora di essere stufo della sua misera condizione e di volersene andare? Forse la sua agonia ha un senso diverso a seconda del governo in carica? Forse ha una utilità diversa a seconda del governo in carica? Che egli si sia prestato a questa pantomima da due lire volontariamente non c'è dubbio, ma più mi pongo queste domande e più mi piacerebbe che fosse ancora qui. Come condanna per la strumentalizzazione che ha fatto della sua agonia e della sua morte. Ha saputo aspettare fino ad adesso per scatenare tutto questo casino, ora che c'è riuscito poteva rimanere a goderselo. VIOLENZA AL PRESEPENel Presepe della Camera statuine omosessuali. Il bue e l'asinello chiedono il matrimono eterospecie.
Strane cose accadono alla Camera ultimamente. Piantagioni di marijuana, screzi nei bagni delle femmine (e consimili), ora presepi omosessuali. Come se non ci fosse un governo ma un circo, coi suoi pagliacci, i suoi giocolieri ed i suoi prestigiatori; che però, quando fanno sparire i soldi non li fanno ricomparire più.
Allora il presepe della Camera adesso è stato abbellito con tanto di coppie di Barbie e di Ken con cartelli inneggianti all'amore omosessuale, come se la gente che lavora lì dentro non avesse nulla di meglio da fare che pensare a "ricontestualizzare" il presepe rispetto all'Italia di finocchi che siamo. Ormai non c'è altro più in giro.
Ma scusate, avete visto mai un etero pride? Semplice, vuol dire che in Italia non ci sono più eterosessuali, solo omosessuali in tutte le forme possibili. E allora chi l'ha detto che il presepe deve essere solo eterosessuale, quando poi questi non ci sono più?
Comunque procediamo per gradi. Quest'anno con anche due coppie omosessuali, l'anno prossimo io metterei Gesù con due soli Giuseppi, o due Marie, a seconda dll'orientamento personale. Poi un trio orgiastico di Magi e pastorelle "intimamente" amiche tutt'intorno. Per un Natale socialmente corretto e che rispecchi appieno la struttura della società.
In fondo ai Giuseppi sarà pure concesso di avere un bambino, l'adotteranno dallo Spirito Santo, lo stesso che lo concede anche alle Marie.
Eppure quando accadono queste cose io mi sento veramente contento. Ma veramente. Perchè questi atti così stupidi, da far invidia a Belushi ed Animal House, sono la riprova dell'infantilità di questa gente. Sono la prova provata dell'inferiorità mentale e sociale di questi deviati di periferia, che per rivendicare i proprii "diritti" si sentono in diritto di calpestare le visioni altrui ed offendere nella fede tutta la società, colpendo così chi li avversa come chi, saggiamente, li ignora. E questo dovrebbe invogliarci a conceder loro cose che non gli spettano e che non li riguardano?
E' poi interessante pensare che questi finocchi da baraccone sono poi ben inseriti negli ambienti pacifisti. E allora come possiamo prendere sul serio persone che invocano la pace nel mondo tra i popoli e poi non cercano altro che la guerra civile? Oggi non combattuta più con i moschetti e colle baionette, ma con questi atti di futile rappresaglia politica. Ma che va a toccare anche la sfera religiosa. Ogni metodo è buono pe suscitare reazioni "violente", così da poterci poi additare come razzisti, despoti ed omofobici.
Omofobico poi è una parola che ci si deve ancora spiegare, giacchè non mi sembra che nessuno tema queste signorine (chi mai potrebbe?), quanto semmai disprezzarle e compatirle. Non chiamateci allora omofobici, che pare di più un punto a vostro vantaggio, un timore che ci suscitate. Dateci piuttosto degli antiomosessuali allora, che ha più senso. Anche se così non è.
Perchè sono solo queste checche guerreggianti che ci urtano, non chi, invece, ha le sue deviazioni ma se le tiene tra le mura di casa. Chi ha i suoi "vizietti", ma nella vita pubblica si comporta normalmente, si veste normalmente, parla normalmente. Dateci allora degli antifinocchi, avversi solo a coloro che fanno della loro omosessualità uno scabroso spettacolo pubblico. Gli altri ci sono simpatici uguale.
Certo che però questi avvenimenti mettono proprio la tristezza nel cuore e l'odio nella testa. Queste azioni di irrispettosa provocazione. Questi tentativi per farci insorgere e per consentir loro di sentirsi vittime. Quando poi l'unica vittima sarà Gesù bambino l'anno prossimo: pensate che faccia farà quando nasce e si ritrova con due padri... CHICCHE SULLE CHECCHEAppunti della scienza sulle cause (o le conseguenze) dell'omosessualità.
Riaprendosi i dibattiti sulle coppie omosessuali riconosciute, si ritorna a parlare del "fenomeno" dell'omosessualità. Normali o non normali, sani o malati, uguali o diversi e chi più ne ha più ne metta. Certo noi non possiamo chiamarli uguali, ma possiamo tentare di capire se questa diversità sia una leggerezza o una vera e propria deformità. Un po' come un diverso colore di capelli o degli occhi, oppure come una malattia genetica o come un'alterazione dell'individuo durante lo sviluppo. Leggere aiuta a farsi un'idea.
In proposito ad una disfunzione, o comunque funzionamento diverso, dell'ipotalamo e nella recezione dei feromoni da parte degli omosessuali maschi. Cause o conseguenze? Poco importa, comunque un funzionamento alterato.
Sempre in torno alle precedenti tesi scientifiche, parlando anche dell'aspetto psicologico e di quello "terapeutico", per giungere alla guarigione.
Sempre sullo stesso argomento, più in sintesi. Insomma, c'è qualcosa che non va.
L'ARMATA ROSA S'INSINUA NELLA FINANZIARIABlando tentativo di riconoscimento delle unioni omosessuali nella legge finanziaria.
Come se non bastasse il caos generale causato dalla legge finanziaria, ci si infilano nel mezzo pure gli effemminati. Tentativo fortunatamente fallito, quello di riconoscere, in campo ereditario, pari diritti alle unioni di fatto, anche omosessuali, rispetto a quelle basate sul matrimonio. Come dire, un vero e proprio colpo a tradimento; dove non lo diciamo, ma il tema lo lascia supporre. Per fortuna la nuova corrente dei teocom è riuscita a rimandare la discussione nelle camere, pare, a gennaio. La motivazione è stata la semplice sovrapposizione di troppi temi complessi all'interno della legge e, quindi, la non necessità di occuparsi così tempestivamente dell'argomento.
Bene. Ma ora bisogna pensare: gennaio è solo tra un mese, poi?
Poi sarà divertente, eccome. Infatti proprio il presidente Bertinotti ha sottolineato che lo slittamento non è della discussione, ma della soluzione. Ovvero a gennaio non si discuterà del riconoscimento delle unioni omosessuali, ma saranno riconosciute e basta. Ed ha ragione, in quanto questo era inserito nel programma sottoscritto da tutti i partiti di coalizione. Quindi c'è poco da discutere, devono essere tutti d'accordo.
E allora già smaniamo per sentire cosa inventeranno coloro all'interno che la pensano anche poco diversamente, come ad esempio proprio questi teocom e la parte cattolica di DS e Margherita ed i simpatici compagni democristiani guidati dal ministro Mastella.
Costoro si trovano di fronte all'ardua scelta: chi rinnegare? La fede o la politica? Dio o il potere?
Comunque decidano, firmando il programma degli uniti hanno confessato al mondo la loro pagliaccesca essenza, sottoscrivendo la volontà di tradire in ogni modo, pur di salire al governo. Ed ora il pubblico attende ansioso, il sipario è già aperto. Comincia la commedia.
Ma non illudiamoci che possa cadere il governo per questa decisione, perchè stiamo parlando di politici, trasformisti per eccellenza. Perchè stiamo parlando di Mastella, che, ora che ha una poltrona su cui adagiar le terga, col cavolo che se la lascia portar via. Da chi, poi: da quattro checche isteriche e frustrate? Certo capirà che non ne val la pena: meglio loro contenti e gaii e la sua poltrona riscaldata d'umano calore, che la lobby omoamante, comunista e radicale infuriata ed il governo a casa. Poi con questi omosessuali è meglio stare accorti, lui lo sa: non sia mai si arrabbino potrebbero fargli la festa.
Ma è certo che non sarà tutto così immediato: è logico che dovrà mostrarsi al pubblico più coerente possibile. Prima traccheggiando, per amor di fede, poi accettando sconfortato ed a malincuore, per amor di patria. Forse chi proprio potrebbe essere a rimanere sulle proprie posizioni sono i teocom, anche se bisogna ricordare che pure questi sono politici mastellidi. E che la scelta è per il male minore: tradire e governare o tradire e non governare.
E allora ecco la carica degli effemminati giungere come vichinghi travestiti da valchirie coi tacchi a spillo, cominciando dall'agguerrito onorevole Guadagno. Prima le unioni, poi i matrimonii, poi le adozioni. Peccato però per i religiosissimi cattomosessuali, quando vorranno anche i matrimonii religiosi omosessuali: rimarranno delusi visto che, per fortuna, la Chiesa è assolutamente antidemocratica. Non sia mai ci fossimo ritrovato Guadagno cardinale. O magari papa. IL BIMBO SILVIO GIUOCA ALL'ALLEGRO DUCE CLEMENTONIE Casini si rode perchè la mamma non lo guarda mentre gioca...
...perchè guardava Silvio. Che dice fossero due milioni, non so quanto sia vero, ma comunque una fiumana infinita di persone. Siamo passati a fare un saluto durante l'organizzazione, prima dell'inizio dei cortei. Un evento di proporzioni epiche e di contenuto apocalittico: nelle strade a marciare gente che fino a... otto mesi fa... non ci avrebbe mai pensato. Devo dire che, al contrario di quanto non m'aspettassi, i più ordinati erano proprio quelli più a destra di tutti, proprio quelli di fiamma tricolore. Non che non ci fosse gente più a destra, ma non ufficialmente, almeno. Questi erano a piazza della Repubblica, dietro ad una carretta sparamusica, tutti inquadrati con le bandiere nere. Parevano le insegne d'altri tempi meno lontani di quanto non si creda. Poi anche loro ci hanno tirato una pugnalata al cuore, o meglio al portafoglio: abbiamo chiesto due bandiere e ci hanno chiesto dieci euro. Dubbiosi stavamo quasi per cedere, quando ci hanno specificato che erano dieci euro per bandiera. Alla faccia dei socialisti che si dicono! Ovviamente non abbiamo ceduto. Altro particolare poco notato, ma fondamentale: a parte nelle zone da cui partivano i giovani del corteo, non c'erano assolutamente polizia o carabinieri. Al contrario della più tranquilla manifestazione concepibile dalla controparte, dove, pur essendo un decimo di numero, il minimo con cui si finisce è qualche negozio bruciato. Anche se ultimamente vanno di moda le bandiere. Ma la pace non è che illusione, come qualcuno ci insegnava, ed infatti anche stavolta ci sono stati i feriti: piccolo particolare è che siano stati fatti all'interno dei manifestanti da persone esternamente avverse alla manifestazione. Così, anche stavolta, i rossi hanno trovato modo di bastonare della povera gente innocente. Non era una metafora. Bellini i discorsi finali: Berlusconi si divertiva ad emulare il povero Duce (che si ribaltava nella fossa), con parole altisonanti che non gli stan proprio bene in bocca e con un saluto conclusivo che diciamo "semiromano". Una giusta figura da imbecille. Molto meglio invece Fini, lui sì che è un oratore: anzitutto perchè non legge, come il vecchio (neanche questa una metafora) Silvio ancora non ha imparato a fare. Bellissimo discorso, peccato per i fischi. E, a concludere, il più simpatico di tutti: Bossi. Estremamente malconcio ma dalla visibile volontà d'acciaio. Veramente spiritoso, per causa del suo linguaggio elementare, coll'apice sull'interpretazione prodiana di TFR: ti frego i risparmi. In conclusione le solite canzoni penose, alcune nuove, e il trecentottantaseiesimo riferimento di Berlusconi alla libertà nella giornata, tanto da far rimpiangere Demo Morselli e la sua banda, che suonavano prima dei discorsi. Intanto un grandioso Casini a Palermo si dava all'esaltazione delle piazze, colmate da ben due dozzine di esaltati manifestanti. Il figliol prodigo, l'hanno chiamato, ma per ora fa la parte del fratello rosicone, forte del suo qualche percento che potrebbe perdere come nulla. A Roma facevano spettacolo le coreografie e, soprattutto, i numerosi "coglioni pentiti", com'essi stessi si definivano con cartelli autoalludenti. Certo alcune cose si potevano risparmiare, prime tra tutte le numerose volgarità verso gli avversari. Tanto per far capire che in piazza destra e sinistra sono uguali: cialtrone. E poi siamo rimasti perplessi dal pulmann della musica: sullo scoperto negri bonghettari e brasiliane danzanti: ma non doveva essere una manifestazione anche contro la dispersione della cultura e dell'identità italiane? Quando si parla di coerenza... A proposito aspettiamo con ansia lo sciopero degli studenti promosso da Forza Nuova. Quando si parla di bambini... BANDITO IL PRESEPE DAI MEGANEGOZIE se ne approfitta largamente per fare propaganda
Com'è ormai noto, per mere scelte di mercato, alcune catene di negozi hanno escluso dalla vendita i presepii e gli accessori connessi. Statuine, muschio, corteccia di sughero, carta da pacchi, erba finta e quant'altro non appariranno quest'anno nei banconi di Ikea, Oviesse, Standa e la Rinascente. La motivazione è che sono troppo poco richiesti. Sarà vero? Non lo sappiamo; però possiamo notare che, ad esempio, quando piazza Navona s'addobba di bancherelle sono più d'una quelle che, in tutto il mese, guadagnano bene vendendo esclusivamente di queste cose. Che le comprino solo lì e, di conseguenza, non ne vendano abbastanza questi negozioni dalle abbaglianti insegne? Difficile da credere.
Ad ogni modo il mercato lo fanno i compratori, quindi, tanto per farlo notare, mi divertirò a chiedere ingenuamente e con insitenza queste cose pur senza averne veramente bisogno, tanto per far vedere che qualcuno a cui interessa c'è ancora.
Come ogni mediocre notizia che si rispetti viene coronata da commenti politici, colla pretesa di una dirittura morale e col vero fine di una subdola propaganda. Dalla destra: queste scelte di mercato sono in realtà atte a minare l'identità religiosa italiana per propagandare l'ateismo. Vero; siamo pienamente d'accordo. Dalla sinistra: cosa grida la destra, quando anche questa non fa altro che propinarci una cultura conformista e lontana dai valori della religione? Verissimo anche questo.
Anzi: ritengo che, nella polemica, chi ci abbia preso di più siano proprio i rossi abbaiatori. Infatti, per quanto corretta sia l'idea espressa da quegli altri, non dimentichiamoci che sono capitanati da persone dal passato cristianamente non brillante, primi tra tutti i divorziatissimi Casini e Berlusconi. Non dimentichiamo poi che quest'ultimo, tra le sue poche cose, possiede anche tre televisioni, i cui contenuti devo confessare che tutto mi possono sembrare tranne che cristiani. Già partendo dal concetto di "televisione commerciale": non importa cosa trasmette, basta che renda. Passando poi per i singoli contenuti, pacchetti di programmi che trasmettono ideali e modelli ben lontani non solo dalla cristianità, ma anche dall'onestà e dal buonsenso.
Diciamo che se un pedofilo mi volesse insegnare a fare il buon padre mi susciterebbe lo stesso senso di sdegno e schifo. Ma qui c'è poco da capire: perfino il presepe viene utilizzato per misera scaramuccia politica. Ed è svilente, mortificante perfino per ciò che vogliono difendere. Proprio come, ad esempio, si viene periodicamente a discutere sulla croce appesa nei luoghi pubblici. Questi stessi signori la difendono addirittura in quanto simbolo della cultura occidentale. A noi veramente avevano insegnato che fosse qualcos'altro. Anche perchè se fosse il simbolo dell'occidente allora eviterei accuratamente di inginocchiarmici davanti d'ora in poi, e non entrerei mai più in una chiesa dove ve ne fosse una appesa.
Ma per fortuna, interpretazioni politiche a parte, la croce rimane il simbolo della mia fede e così il presepe rimane il simbolo della tradizioni e dei costumi di essa. E non del mio popolo, anche se le due cose possono coincidere. Pertanto vorrò sempre le croci dove sono e continuerò a chiedere ai meganegozianti il necessario per un bel presepe, anche se l'ho già. E se non l'hanno meglio. Nostro Signore non merita il meretricio da tre soldi di questi negozioni. |
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