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IL MINISTRO TURCO COLPISCE ANCORA...

Basta alcoolici per i minorenni, che combinano troppi incidenti con le macchine che non guidano
 
E’ passato poco più di un anno da quando il ministro Turco si sentì in dovere di alzare, anzi praticamente raddoppiare, i limiti di principio attivo di alcune sostanze stupefacenti che definiscono il confine tra “uso personale” e “spaccio”. Poco più di un anno ed ora riparte in controtendenza, annunciando l’intenzione di voler innalzare il divieto di vendita delle sostanza alcooliche dai 16 ai 18 anni. Sottile il momento che sceglie per dare l’annuncio, proprio in corrispondenza della condanna del romeno che uccise ad Appignano del Tronto quattro ragazzi giovanissimi, colpevoli solo di trovarsi sulla strada di un immigrato ubriaco al volante. Il ministro da il lieto annuncio alla televisione, durante il programma “Domenica In”, cominciando a straparlare al riguardo e fornendo dati che, se non possono essere smentiti, possono sempre essere paragonati con quelli provenienti da settori simili, ma stranamente ignorati dal ministro della salute.
Anzitutto sorprende l’affermazione secondo cui eccedere col bere "veicola l'uso di droghe". Ma come? Solo un anno fa favoriva e incoraggiava con decreto ministeriale l’uso non di un veicolo, ma delle droghe vere e proprie,specialmente quelle che a loro volta sono sempre più spesso il primo passo verso droghe ancor più devastanti, ed ora si scaglia solo contro un “veicolo”? Strano ma possibile, nel Bel Paese di oggi. Dunque se tale idea divenisse norma ci troveremmo con un mare di ragazzi che non può bere alcoolici per la sicurezza pubblica, ma che può tranquillamente fumare erbe strane e trasformarsi in pochi tiri in un tossico di prima scelta, che finanzia lo spaccio, l’illegalità, la criminalità organizzata nazionale ed estera ed infine il terrorismo internazionale, il quale dalla droga che ci vende trae enormi guadagni e finanziamenti che poi, giustamente, reinveste nei nostri confronti. Oppure, per essere con la coscienza a posto, può darsi alla coltivazione casalinga di tali erbe misteriose saltando tutta la catena, come sentenziato di recente dalla Suprema Corte di Cassazione.
Il problema dell’abuso e del consumo di alcoolici viene posto in relazione alla sicurezza stradale. E allora inducono ad una riflessione le stime del ministro che si concentrano sul consumo di alcool nella fascia di ragazzi tra gli 11 ed i 17 anni. Dunque c’è qualcosa che non va. Che ci importa di quello che bevono questi ragazzini se non possono guidare le pericolosissime automobili di grossa cilindrata contro cui già si scagliò l’ultima riforma del codice della strada? Certo, è un problema di educazione. Ma allora andrebbero educati tramite campagne di informazione, non istigati attraverso i divieti, dato che si sa che se c’è una età in cui si prova gusto e piacere nel violare le regole è proprio quella. Così che un aggravarsi delle proibizioni già in vigore non corrisponde che ad un invito a nozze per questi ragazzi che della trasgressione fanno uno stile di vita.
E poi perché si parla di ragazzi di 14 anni, se il limite già vigente è di 16? Allora vuol dire che c’è ancora qualcos’altro che non va, perché questi ragazzi non dovrebbero avere accesso agli alcoolici, data la loro giovane età. Con una veloce connessione logica si può dedurre che allora “qualcuno” (leggasi tutti) tra i somministratori vende alcoolici a chi non potrebbe comprarne. E ancora dedurre che se lo fa è perché evidentemente nessuno controlla che rispetti le restrizioni in vigore. Ma se non c’è controllo, a che serve innalzare un limite? Tanto non cambia nulla, semplicemente un quattordicenne che beve lo fa non con due ma con quattro anni di anticipo rispetto a quando potrebbe. Ma lo fa. Alla faccia dell’educazione e del controllo.
Ricorda poi la Turco che il 45% degli incidenti avviene tra il venerdì e sabato, sottolineando ancora la connessione del problema con la sicurezza sulle strade. Quindi si sente il bisogno di un paragone. I morti sulle strade italiane sono ogni anno 8mila circa ed in gran diminuzione. Numero considerevole, certo, eppure quasi irrisorio rispetto ai 90mila provocati dal fumo. Come mai allora tanto accanimento nei confronti degli alcoolici, quando c’è una fonte di morte dieci volte più potente? Niente da fare, in Italia il fumo non si tocca. Al più qualche scrittina sui pacchetti, ma nulla di nuovo per chi fuma, che tutte queste cose scritte in nero su bianco comunque le conosce almeno da trent’anni. Figuriamoci che effetto può avere sentirselo ripetere ancora una volta. Ed anche in questo settore i controlli sono nulli: non scandalizza più vedere bambini di undici anni con la sigaretta in bocca farsi belli davanti agli amici. Anzi qui la situazione è peggiore: anche fossero rigidissimi i tabaccai, chi controlla a chi vende un distributore automatico?
Il confronto non è casuale, ma anzi tirato in ballo dalla stessa Turco, che propone le medesime scritte che oggi leggiamo sui pacchetti di sigarette anche sulle bottiglie. Un vero colpo di genio. Ma che dimentica un punto fondamentale: così come è vero che anche una singola sigaretta ha un effetto negativo sulla salute di chi la fuma (e di chi gli sta intorno) è altrettanto provato e noto che l’uso moderato di alcool non ha nessun effetto negativo, anzi risulta spesso salutare. Ed è anche il buon vino nostrano che innalza la dieta mediterranea e la cucina italiana tra le migliori e più invidiate del mondo, se non le migliori in assoluto. E poi vale anche un minimo il senso estetico: ma ce le vedete le nostre belle bottiglie di vino con quell’etichettaccia brutta con su scritto qualcosa come “bere alcoolici nuoce gravemente alla salute”? Quelle altre belle bottiglie di brandy, whiskey, passiti, vin santi ed acquaviti che rimangono anni ad impolverarsi ed a fare bella mostra di sé nelle case degli italiani, con addosso scritto a caratteri maggiori di quelli del produttore “consumare alcoolici aumenta la possibilità di malattie al fegato”? Da brividi il solo pensiero…
Più che concentrarsi su norme di puro proibizionismo, bisognerebbe che la Turco agevolasse e finanziasse l’informazione e la responsabilizzazione dei cittadini, in particolar modo quelli più giovani, e il controllo dell’applicazione delle norme che già ci sono, e sono anche molto restrittive. Capiamo benissimo la difficoltà che una politica vera e seria sulla salute pone nei confronti di questo fragile governo: intoccabili le lobby di tabacchi e fatti salvi gli interessi dei radicali (senza i quali il governo va a casa), non rimane che scagliarsi contro l‘alcool, il più temibile dei mali dell’Italia odierna. Ma anche qui il calcolo politico potrebbe rivelarsi errato. Perché guadagnati gli appoggi dei tabaccanti, il sostegno dei radicali ed il voto dei drogati, se perdono il consenso dei consumatori di alcool per il governo è finita. Ah, già, scusate! Il proibizionismo colpisce solo quelli che non votano… allora come non detto e avanti così, sulle orme della celeberrima e sempre applicata legge del Menga.

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