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日志


WELBY DELEGITTIMA L'EUTANASIA

La sua giusta fine distrugge le fondamenta per la legiferazione in proposito
 
Dopo la condanna della morte di Welby, non come fine, ma come svolgimento, passiamo ad analizzare un attimo le conseguenze dell'atto dei radicali secondo un preciso percorso nella storia e nel significato della questione.
 
Punto primo: Welby ha scelto volontariamente di sottoporsi alla sua agonia. La sua intubazione è avvenuta a causa della sua incoscienza nel momento dell'atto materiale e perchè aveva scelto di essere custodito dalla sanità pubblica nel periodo precedente e, per forza di cose, in quello successivo. Se avesse scelto di proseguire il suo processo di paralisi a casa sua e senza assistenza dello Stato, o con assistenza privata (tanto pagano i radicali), al momento opportuno sarebbe morto per la sua incapacità di respirare. Se avesse scelto al momento opportuno di interrompere la sua terapia nessuno gli avrebbe mai detto nulla e sarebbe già morto da anni.
Punto secondo: per lo Stato non incominciare una cura è totalmente diverso dall'interromperla. Se avesse fatto in modo che la sua intubazione si fosse presentata impossibile o difficoltosa, come già detto, nessun medico sarebbe mai finito sotto processo. L'interruzione della sua terapia, anche se non volta alla guarigione ma alla "sopravvivenza", sarebbe stata, e sarà, fonte dei guai giudiziarii per il medico operante e per tutti quelli a conoscenza dello svolgimento. Interrompere la sua cura equivale non a lasciarlo morire, bensì ad ucciderlo. Anche se non è così.
Punto terzo: Welby poteva morire, così come qualche giorno fa, in qualsiasi momento. Welby, come vicepresidente dell'associazione Luca Coscioni e come showman di punta dei radicali, non avrebbe mai avuto problemi a trovare un medico che gli offrisse la stessa morte in qualsiasi momento. Se si pensa che l'abbiano fatto con una relativa tranquillità in questo momento, con l'attenzione collettiva concentrata addosso, figuriamoci prima che il caso divenisse caldo oggetto di discussione, ovvero quando erano in pochi ad occuparsene. Welby avrebbe avuto quel che voleva mesi od anni prima. Ma non avrebbe sollevato il suo caso e posto le basi nell'opinione pubblica per legiferare sulla morte. 
Punto quarto: Welby si è strumentalizzato volontariamente per combattere una battaglia politica. Sebbene siano veramente pochissimi a poter pensare che Welby sia stato il regista della questione, sono quasi tutti d'accordo sul fatto che si sia prestato come attore in questa farsa volontariamente. Non solo lui, ma tutta la sua famiglia, anche acconsentendo all'accanimento dei media sul suo caso. Alcuni parlano di ricatto mortale, del tipo: "se vuoi morire devi farlo in televisione", ma riteniamo che sia da escludersi, visto quanto già detto. 
Punto quinto: Welby ha aspettato volontariamente il cambio di governo. Welby avrebbe potuto scrivere al Presidente della Repubblica in qualsiasi momento, prima di questi tre mesi, dato che la sua condizione è rimasta la stessa per circa tre anni, da quando fu intubato. Il fatto che lo abbia fatto solo ora non può che far concludere che egli abbia aspettato volontariamente, anche se magari gli è stato consigliato, ma tant'è, l'avvento di un governo di sinistra e di un Presidente della Repubblica comunista. Non è credibile che sia stato tranquillo in quello stato per tre anni e che poi, di colpo, abbia pensato alla morte come soluzione al suo problema. 
Punto sesto: Welby si prodigava per la legalizzazione dell'eutanasia, pur essendone estraneo. Welby e tutta la sua famiglia, nonchè l'associazione ed il partito, hanno sempre avuto come fine la legalizzazione dell'eutanasia e per giungere allo scopo hanno strumentalizzato il caso, che però non ha nulla a vedere con l'eutanasia. Non possiamo non pensare che la confusione tra i due distinti argomenti non sia stata fatta di proposito, coll'intento di creare nella Nazione una opinione su due diverse questioni facendo leva sulla giusta pietà causata da una sola delle due. E comunque, anche se Pannella ha sempre distinto le due cose, il resto della fazione radicale ha sempre giocato sulla confusione, quindi sull'imbroglio. Quel che è veramente grave è che la controparte abbia la stessa confusione, anzi, mentre i radicali questa confusione la creano ma non l'hanno, la destra (così come la cattosinistra) ignora i concetti e basta, non utilizzando quindi un punto forte nella discussione e cadendo vittime del gioco dei radicali.
Punto settimo: Welby è morto in un contesto illegale. Welby ha deciso di morire senza che il tribunale si esprimesse definitivamente sul suo caso e prima di veder legge tutte le ciance dei radicali e dell'associazione Coscioni. E' stata l'ennesima decisione sbagliata, quella che potrebbe tagliare le gambe a tutta la questione. Vediamo subito il perchè.
 
Prima conclusione: l'eutanasia può essere applicata senza problemi al di fuori della legalità. Il caso welby ci insegna che basta essere il vicepresidente dell'associazione Coscioni o comunque un affiliato ai radicali per avere il diritto di violare le leggi dello Stato ed, anzi, di agire a prescindere da esse. Una volta fatto, tanto, che gli potranno mai fare? Lo arrestano? E così può allora essere per molti altri che lo vogliono, basta chiedere aiuto ai radicali e loro, magari con più modestia e discrezione che in questo caso, violano la legge per chi lo voglia. 
Seconda conclusione: la legalizzazione dell'eutanasia diventa inutile. A che pro legalizzare qualcosa che può comunque essere fatto impunitamente, anche se la Legge lo vieta? Chi ha compiuto l'atto ha voluto agire fuori dalla Legge, quindi non la ritiene necessaria per i fini della battaglia. Staccando la spina di Welby prima che la Legge lo consentisse ha tacitamente dichiarato l'inutilità di essa in questo ambito, quindi perchè mai legiferare su cose che non la riguardano?
Terza conclusione: chi ha compiuto l'atto deve essere condannato secondo la Legge attuale, almeno fin quando non cambierà la visione dell'accanimento terapeutico. Checchè ne pensino i radicali e i propagandisti della morte libera, la Legge c'è, per quanto sbagliata o imperfetta, e di conseguenza deve essere applicata. E chi ha, secondo la Legge, ucciso Welby, così come chi era presente o a conoscenza e non ha tentato d'impedirlo, deve essere condannato. Se poi la visione della legge sull'argomento dovesse cambiare verranno liberati, come previsto, perchè quel che loro hanno fatto non costituirà più un reato.
 
In poche parole sembrava che Welby fosse un uomo forte e di pazienza, ma così non si è dimostrato. L'essersi lasciato morire troppo presto vanifica moralmente la sua battaglia, sia sotto gli aspetti accettabili, come l'interruzione dell'accanimento terapeutico, sia sotto il barbaro aspetto dell'eutanasia. Per non aver aspettato ancora qualche giorno o qualche mese, ha buttato via anni della sua agonia, che, abbiamo visto, sarebbe potuta terminare molto prima.
Ma politica e ragionamento sono ben distanti, quindi non vediamo troppi problemi per i comunisti ed i radicali a continuare il loro tentativo di legiferazione, continuando soprattutto con la confusione e con le ostilità al cattolicesimo.
  
Nella prossima puntata ci occuperemo dell'ambiguità dei radicali nel trattare la malattia, così come della strumentalizzazione che fanno, per fini politici, di casi particolarmente drammatici. Parleremo del caso di Welby per consentire la morte prematura dei malati e di quello di Luca Coscioni, malato terminale che voleva guarire, però sulle spalle degli embrioni. La contraddizione del voler morire o guarire a tutti i costi, senza rispetto per il corso della natura e senza il coraggio di affrontare le difficoltà.

评论 (1)

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Debora发表:
Massimo rispetto per un uomo che soffre, ma credo che lui stesso abbia strumentalizzato la sua condizione sia un fatto più che evidente.
Ha combattuto la sua battaglia politica, la sua ultima battaglia politica.
Peccato che il nostro sistema politico (destra o sinistar che sia) inizi a discutere di certi argomenti spinosi solo quando diventa inevitabile!
 
Buon 2007,
Debora.
12 月 31 日

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